bergamocontrolomofobia@yahoo.it

Serie Tv

————————————————————————–

WENTWORTH, 2013

33365Questo telefilm australiano ricalca un po’ le tematiche di Orange Is the New Black, anche se la componente lesbica non è così marcata. Ciò che però lo rende diametralmente opposto a OITNB è il fatto che Wentworth ci va giù davvero pesante tra linguaggio, scene di violenza e temi affrontati. La cornice è sempre quella del carcere, quello di Wentworth per l’appunto, e le vicende ruotano intorno alle carcerate – di cui ovviamente una lesbica, la bella Franky Doyle, boss della sua sezione – e le guardie carcerarie, tra botte (tante), droga, omicidi e corruzione. La novità della seconda stagione è che compare un personaggio trans, Maxine, e la sua storia viene presentata un po’ meno all’acqua di rose rispetto a quella di Sophie, la donna transgender di OITNB. Le dinamiche della prigione di Wentworth lasciano ben poco spazio alle risate, ma la sceneggiatura è gradevole e regala innumerevoli colpi di scena. Un po’ insistenti i ralenti, insopportabile l’Australian English, ma tutto sommato è un telefilm interessante che consiglio.

————————————————————————–

ORANGE IS THE NEW BLACK, 2013

orOrange Is the New Black, espressione che si riferisce al colore della divisa provvisoria che le neo-detenute devono indossare non appena approdano in carcere, è un telefilm monto interessante e originale, che si ispira direttamente alle memorie di Piper Kerman. La donna, innamoratasi di una trafficante di eroina,  iniziò a riciclare grandi somme di denaro sporco frutto del traffico di droga della compagna, per poi finire dietro le sbarre nel 2004. Il telefilm mette in scena la sua esperienza all’interno del carcere e il lungo percorso di riappacificazione – sospeso su filo sottile di muta tensione erotica – tra Piper e Alex, la donna fatale che costò la libertà a Piper. Va da se che, ovviamente, il carcere femminile è praticamente un covo di donne lesbiche in cui le ragazze interagiscono tra loro, si amano, si danno forza a vicenda e si fanno compagnia in vari modi (le scene di sesso non mancano, per intenderci). I personaggi sono eccentrici e affascinanti: Nicky, sarcastica, comica e un po’ volgare, Morello, etero poco convinta in procinto di sposarsi, Crazy Eyes, bizzarra e un po’ troppo possessiva , Tricia, tossicodipendente disperata per l’abbandono della donna che ama, Boo, la classica butch tatuata ma dal cuore tenero , Alex, la mora seduttiva perdutamente innamorata di Piper, Sophie, la ragazza trans che ha pagato con la sua libertà la possibilità di vivere la sua vera identità, e infine Piper, ancora perdutamente innamorata di Alex, nonostante il matrimonio con Larry alle porte.

La serie alterna momenti di puro spasso e risate a crepapelle (lo slang afroamericano, una matrona russa ai fornelli e il ghetto ispanico sono solo alcuni esempi) ad attimi drammatici di vera e propria commozione (problemi di droga, omofobia, guardie dall’abuso di potere facile, maternità e paternità difficili, biografie segnate dalla sofferenza, la vita dura del carcere, il difficile reinserimento all’interno della società, le costanti minacce interne da parte di detenute omofobe che si credono inviate per conto di Dio).

Consiglio la visione di questo telefilm in lingua originale (sono disponibili sottotitoli in italiano), poiché il lessico del carcere e lo slang afroamericano e ispanico sono parte integrante della eccellente riuscita di questa serie tv. La seconda serie è attesa per il 2014 e, dato il finale aperto della prima, sarà molto interessante scoprire che fine farà la nostra Piper…

————————————————————————-

THE FOSTERS, 2013

fostLena e Stef Foster sono una coppia di donne che si amano, e, soprattutto, sono madri di cinque figli: uno biologico, due adottati e altri due dati loro in custodia dai servizi sociali. Le vicende di questo originale telefilm ruotano intorno alla vita delle due donne e dei cinque ragazzi, una famiglia numerosa e molto unita che deve affrontare gioie e dolori quotidiani, vivendo una vita di diritti negati, come la possibilità di sposarsi. The Fosters non mette di certo in scena il concetto di famiglia perfetta, ma, al contrario, ne dipinge le sfumature, quelle negative comprese. Le due madri si scontrano con i loro difficili figli adolescenti, facendo spesso errori di valutazione a cui, prontamente, sono in grado di porre rimedio. Niente più e niente meno di ciò che succede all’interno di una famiglia tradizionale, con la sola differenza che in questo caso le difficoltà imposte dalla società e dai suoi pregiudizi si moltiplicano.
La serie va in onda sul canale statunitense ABC, nella categoria Family, appellativo che riconosce pienamente lo status di famiglia anche a quella fondata sull’amore lesbico – qualcosa a cui qui in Italia non siamo abituati.

————————————————————————–

LSB, 2013

lsb-cartolina-FRONTELSB è una web serie tutta italiana che mette in scena la vita di cinque donne lesbiche romane. LSB sembra ispirarsi a Lip Service, modellando i suoi personaggi su quelli della ormai celebre serie girata a Glasgow: c’è la ragazza bisessuale, c’è quella sicura di sé, c’è quella realizzata e c’è quella timida che deve ancora scoprirsi e capirsi.

Le riprese sono molto “fatte in casa”, così come il montaggio, ma questa mini serie (gli episodi si trovano tutti su youtube e durano una decina di minuti l’uno) ha il pregio di essere un’opera prima italiana che tratta dell’amore lesbico e che riesce a raggiungere un vastissimo pubblico. Le storie sono quelle che già conosciamo: amori, delusioni, corteggiamenti, amicizia. Le ragazze non eccellono per abilità interpretativa; ma un plauso è d’obbligo, data la situazione italiana di completa assenza di diritti estesi alle persone LGBT. Un gruppo di donne ha deciso di rimboccarsi le maniche e fare la sua parte, rappresentando in modo semplice e originale la quotidianità lesbica in Italia. Quindi perché non sostenerle? Qui potete trovare gli episodi della prima stagione.

————————————————————————–

HIT & MISS, 2012

hit missHit & Miss, al momento composto da una sola stagione di sei episodi, racconta la storia di Mia, una killer transgender che desidera rettificare il suo sesso biologico da maschile a femminile per completare la sua transizione. Mia scopre di avere un figlio, frutto dell’unione con la ex fidanzata, ora morta di cancro, e di essere la matrigna di altri tre figliastri. Se all’inizio i due ragazzi più grandi, Riley e Levi, non accettano la presenza di Mia in casa, presto si affezionano a lei, eleggendola a figura materna e paterna nello stesso momento. Mia li protegge, li educa al rispetto per loro stessi, gli insegna a difendersi dalle difficoltà della vita, diventando per loro un importante punto di riferimento, aiutandoli a fronteggiare le responsabilità a cui devono precocemente abituarsi.

Ciò che colpisce è la delicatezza con cui la serie tratta dell’identità di genere, la pesantezza e la sofferenza di essere incastrati in un corpo che non si riconosce e non si ama, intrappolati in un sesso biologico diverso da quello di reale appartenenza. Mia deve infatti relazionarsi con se stessa, con il suo passato, con il desiderio frustrato di rettificare il suo sesso biologico (operazione che richiede molto denaro, che Mia sceglie di spendere per prendersi cura della famiglia acquisita), con Ben, un ragazzo di cui si innamora e a cui deve dichiarare il proprio segreto. Mia deve inoltre affrontare quotidianamente discriminazioni di ogni tipo: dalla iniziale transfobia di Riley, Levi e Ben, all’impossibilità di esistere legalmente in quanto donna,  dalla costrizione di vivere omologandosi alle norme sociali (Mia sarà obbligata dall’infermiera a usare il bagno degli uomini in ospedale), alla violenza di una società machista, incarnata dal terribile John, acerrimo nemico di Mia.

Eccezionale l’attrice statunitense Chloe Sevigny, che ha dovuto esercitare il suo accento inglese, adattandolo alla particolare parlata del luogo, immedesimatasi alla perfezione nella parte della donna transgender. Sevigny, dovendo recitare con il supporto di una protesi genitale maschile, ha dichiarato di essersi appassionata molto alle vicende che coinvolgono il percorso delle persone trans, indagando  le loro sofferenze, la discriminazione che subiscono e il disagio interiore che vivono.

Hit & Miss è molto interessante anche dal punto di vista stilistico: la vicenda è ambientata nella campagna inglese, caratterizzata da toni cupi e perennemente avvolta da una leggera nebbia che la trasforma in una landa desolata, abitata da personaggi in cerca di calore umano, sostegno e condivisione.

————————————————————————-

PARTNERS, 2012

Dagli ideatori di Will & Grace arriva questa nuova divertente sit-com incentrata sull’amicizia tra due trentenni in carriera, entrambi felicemente fidanzati, Joe con una donna e Louis con un uomo.

Si tratta di una serie che ha il pregio di abbattere uno dei più recidivi tabù che caratterizzano ancora la nostra società, ovvero l’amicizia maschile tra un ragazzo etero e uno gay, al di là di ogni stereotipo omofobo e machista. Joe e Louis si conoscono da quando erano ragazzini e fin dalla tenera età si sono sempre sostenuti a vicenda. I due uomini lavorano insieme come architetti e gestiscono in società uno studio.

Le vicende amorose delle due coppie si alternano tra simpatiche gag che giocano con gli stereotipi legati al mondo gay ed etero in modo intelligente. Le risate non mancano, anche se la sit-com non è così esilarante come il precedente Will & Grace.

—————————————————————————

THE NEW NORMAL, 2012

Una serie sicuramente infarcita di stereotipi, lo si intuisce sin dai primi minuti del pilot, ma con il vantaggio di essere uno dei primi telefilm che parlano apertamente di un tema molto attuale, sebbene ignorato dalla massa bigotta: l’omogenitorialità. La commedia è frutto della mente di  Ryan Murphy, regista dichiaratamente omosessuale, già impegnato nella sensibilizzazione contro il bullismo omofobo nel suo più conosciuto Glee.

Le prime puntate consistono nel tentativo, direi abbastanza riuscito – a parte qualche piccola sbavatura dovuta all’eccessivo uso di luoghi comuni relativi alla comunità gay – di decostruire simpaticamente il concetto di famiglia tradizionale. Madri single, bambini cresciuti da nonne, coppie ipoudenti che non rinunciano alla felicità di avere dei figli, al pari di altre che soffrono di nanismo, mamme teenager. E’ giusto rinunciare alla felicità di essere genitori, di donare la vita (esatto, omosessualità non significa sterilità, è bene ricordarlo), di crescere dei bimbi solo perché la società ha deciso che deve esistere un solo modello famigliare, spesso, tra l’altro, per niente esemplare?

I due aspiranti papà, David e Bryan, più con i piedi per terra e lontano dagli stereotipi il primo, incarnazione perfetta dei luoghi comuni il secondo, si scontrano con il loro sentimento di inadeguatezza di fronte a una collettività spietata, pronta a puntare il dito contro tutto ciò che reputa “anormale”.  Espressione di questo bigotto sentimento di superiorità è la nonna di Goldie, prodotto contemporaneo della società omofoba e razzista.

La speranza è che nei successivi episodi la serie abbandoni almeno in parte il lato superficiale e puramente caricaturale dei protagonisti per andare più a fondo in quello genitoriale. E’ pur vero che senza un po’ di autoironia il tema risulterebbe davvero poco digeribile al grande pubblico… Che sia questa la strada giusta per veicolare un messaggio socialmente utile? Staremo a vedere, nell’illusione che un telefilm del genere – difetti (molti) compresi – arrivi anche in Italia.

—————————————————————–

LIP SERVICE, 2010

Questo telefilm assomiglia molto a The L Word, fatta eccezione per l’ambientazione, la grigia Glasgow, e per una maggior aderenza al reale. Le protagoniste, infatti, svolgono occupazioni mediamente alla portata di tutti, non sono ultramiliardarie e rientrano nella categoria di persone comuni.

Le vicende ruotano intorno a un gruppo di amici, composto anche da due maschi eterosessuali, altro elemento di originalità rispetto a The L Word. Tra feste e alcool, pub molto caratteristici e un contesto cittadino alquanto bigio e gravido di pioggia, i protagonisti vivono i loro drammi amorosi, conditi da una buona dose di sarcasmo britannico. Frankie, uno dei personaggi principali, incarna lo stereotipo della lesbica “mangia donne”, ma in fondo è ancora perdutamente innamorata del suo primo amore, Cat, ragazza acqua e sapone che si sente ancora tradita e ferita. Impossibile poi resistere alla simpatia della coppia di amici Ed e Tess, due giovani spiantati e alla continua ricerca di loro stessi. Attualmente la serie è arrivata alla sua seconda stagione, composta, come la prima, da soli sei episodi. E’ consigliata la visione in lingua originale con il supporto di sottotitoli, perché traduzione e doppiaggio italiani non sono dei migliori.

Teaser:

—————————————————————————

THE L WORD, 2004-2009

Come non inaugurare questo piccolo spazio dedicato alle serie tv partendo proprio dal cult dei cult? Impossibile non appassionarsi alle vicende di Shane, Jenny, Alice, Bette, Tina, Max, Kit, Carmen, Helena e Dana. Più che di un telefilm, si tratta di un vero e proprio rito di passaggio che racconta la storia e gli amori di ricche e belle donne della West Hollywood. Alcuni personaggi risultano indubbiamente irreali, eccessivamente perfetti e costruiti a tavolino, ma le tematiche trattate dalle sei serie toccano tutto l’universo LGBT, reinterpretandone gli stereotipi con fantasia e originalità. Non mancano infatti i temi seri, come la difficoltà di essere riconosciuti genitori a causa del proprio orientamento sessuale, la scoperta sconcertante della propria sessualità o del proprio genere, la discriminazione delle persone omosessuali in ogni ambito, a partire da quello sportivo fino ad arrivare a quello militare, la difficoltà del coming out, il dramma della malattia e tanto altro ancora. Un telefilm che nel bene o nel male ha aiutato tante donne a capire se stesse, a sentirsi meno sole in un momento difficile di scoperta personale. Una serie accattivante che gioca molto sulla sensualità e sull’immedesimazione della spettatrice, che facilmente riesce a ritrovare il suo doppio ideale nella donna in carriera, nella sciupafemmine, nella ragazza timida dal viso pulito, nella perenne indecisa, nella etero molto friendly, nella sportiva, nella mascolina, nella donna materna o nella lesbica fine e femminile. E, per una volta, lasciarsi cullare dall’aspetto consolatorio dell’identificazione facile, basata principalmente sui classici stereotipi del mondo lesbo, risulta essere davvero piacevole.

Teaser:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: