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Howl-L’urlo

L’URLO (HOWL) di Rob Epstein, Jeffrey Friedman (2010)

San Francisco, 1956: il poema “Howl” (urlo) di Allen Ginsberg, scrittore apertamente omosessuale, viene pubblicato e fa subito scalpore. La sua potente carica evocativa e accusativa in salsa beat non viene recepita dal pubblico ministero, che porta il caso in tribunale, cercando di dimostrare che l’opera è oscena. Dalla parte della difesa ci sono 50 intellettuali, interpreti dei grandi meriti del poema di Ginsberg. L’esito della sentenza si rivelerà sorprendente. Il film si muove lungo un abile montaggio che interseca l’episodio del processo all’editore del poema con la lettura dello stesso, evocato attraverso una graphic novel ben congegnata e disegnata, con, allo stesso tempo, le confessioni di Ginsberg. Allen ci racconta di come ha scoperto di essere omosessuale, del suo primo amore non corrisposto per lo scrittore beat Neal Cassidy, della sua amicizia con Kerouac, suo ispiratore e mentore, del suo amore profondo per Peter Orlovsky, che sarà il suo compagno di vita fino alla morte e oltre, nel ricordo dello stesso Peter. Forse la pellicola non riesce a rendere del tutto il potere del poema, entrato subito nella storia della letteratura americana e mondiale per la sua perfezione formale che ricorda una ballata jazz sia nei ritmi che nei contenuti (a questo proposito ci sono registrazioni delle letture di Ginsberg del poema che meritano di essere ascoltate). Howl è la denuncia di una società marcia, sbranata dalle fauci di Moloch, simbolo di un mondo malato, affetto da guerra e distruzione, fatto di edifici di freddo metallo e povertà, che trova il suo senso di esistere nelle strade cupe delle periferie e nei mendicanti della notte strafatti di visioni e deliri devastanti. Howl è la storia degli amici e conoscenti scrittori di Ginsberg, delle esperienze di personaggi sospesi in una realtà che cercano di vivere e interpretare attraverso le loro opere; è la storia delle paure condivise con Carl Solomon, conosciuto in una clinica psichiatrica, destinato alla lobotomia perchè un vuoto incolmabile gli squarcia l’anima, nello stesso modo in cui la squarciò alla madre di Ginsberg. Necessaria la lettura del poema.

(Laura)

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