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Il percorso di formazione di Bergamo contro l’omofobia prosegue dando ottimi frutti. Durante gli ultimi incontri organizzati ci siamo confrontat@ con un prete cattolico per discutere con lui del rapporto tra fede e omosessualità e con Alice Troise, rappresentante dell’associazione Intersexioni, che da anni si occupa di temi legati all’intersessualità, al transgenderismo e all’omosessualità. Su questo secondo incontro in particolare vogliamo porre l’attenzione, in quanto l’intersessualità risulta essere un tema oggi ancora poco trattato in Italia, nonostante porti spesso con sé un pesante stigma sociale, profondamente legato al binarismo di genere di cui siamo imbevut@.

Alice introduce il discorso affermando una grande verità: è il linguaggio che si deve adattare alla realtà, per questo le definizioni, gli incasellamenti e le etichette che attribuiamo all’altr@ non sempre calzano con l’identità che percepiamo di noi stessi. Ne emerge che il soggetto deve essere libero di autodefinirsi e determinarsi, lasciando che sia poi il linguaggio ad adattarsi alla realtà.

Per questo il fatto stesso di voler incasellare a tutti i costi il soggetto intersessuale all’interno di un forzato schema binario costituito da M (maschio) o F (femmina) al momento della nascita è di per se stesso una violenza. Una violenza dettata da una società incapace di accettare che possano esistere variazioni di sesso biologico.

Il sesso biologico stesso è un dato basato su numerosi fattori che vanno dai cromosomi ai caratteri primari e secondari, comprensivi di gonadi e genitali, fino agli enzimi e ai recettori. Quindi, quello del sesso biologico è un discorso complesso che non merita di essere ridotto a un fiocco rosa o a un fiocco azzurro in sala parto.

Il sesso biologico è stato a lungo oggetto di interpretazioni, dall’antichità – in cui si credeva nel modello monosessuale, che interpretava i genitali femminili come una versione imperfetta di quelli maschili – al 1700, in cui si postulò l’esistenza di due sessi diversi e tra loro complementari, fino agli anni novanta del 1900, in cui si è formulata l’esistenza di uno spettro basato su un continuum meno rigido e binario (i cosiddetti “cinque sessi” di Fausto-Sterling).

Ad oggi si calcola che almeno l’1% dei bambin@ nasca con un certo grado di intersessualità o con una forma di DSD (Disorder of Sex Development – disturbo dello sviluppo sessuale; in questo caso la scelta del linguaggio medico è un ottimo esempio di lingua discriminante, per tornare al discorso iniziale). Una formazione rivolta al personale medico e ai genitori è quindi necessaria onde evitare il rifiuto, la paura e l’allontanamento della propria creatura solo perché presenta tratti intersex.

L’ansia di conoscere il sesso del nascitur@ è diretta conseguenza di questa ossessione per il binarismo a tutti i costi, che porta a effettuare vere e proprie mutilazioni chirurgiche sui minori – per cui basta il solo consenso dei genitori – per scopi unicamente estetici e non funzionali. Tu, come i tuoi genitali, dovete APPARIRE maschili o femminili, nonostante i tratti intersessuali non causino sempre e intrinsecamente problematicità a livello di salute (quindi si suggeriscono trattamenti medici anche su chi non ha problemi di salute). Questi interventi, quindi, oltre a non tener conto della reale identità di genere del soggetto, che in alcuni casi si identificherà come persona transgender, comportano una serie di operazioni invasive successive, la presenza di cicatrici post operatorie e l’assenza di piacere sessuale o la sterilità forzata, nonché la necessità di sottoporsi nuovamente a un cambio di sesso se quello attribuito arbitrariamente non è conforme allo sviluppo della propria identità di genere. In altri casi si è arrivati addirittura all’aborto terapeutico, poiché l’idea di avere un@ figl@ intersex non era socialmente accettabile.

Da quanto detto emerge che si tratta quindi di interventi NORMALIZZANTI, che consentano di crociare la casellina M o F sul certificato di nascita senza tener conto di tutti gli effetti collaterali che ne conseguono.

Cosa possono fare quindi medici e genitori per evitare tutto questo? Entrambi dovrebbero ascoltare l’esperienza di intersex adult@, che hanno vissuto in prima persona questo calvario, formarsi, informarsi e confrontarsi, chiedendo supporto ad associazioni come Intersexioni.

Fortunatamente sono in aumento i casi di genitori che scelgono di non intervenire chirurgicamente sui propri figl@ e che all’anagrafe attribuiscono loro un sesso arbitrario – sempre reversibile, contrariamente agli interventi, che sono irreversibili – in attesa che la persona interessata capisca quale sia il suo reale genere di identificazione (che potrebbe anche essere genderfluid e non binario).

Il panorama legislativo, al contrario, risulta essere meno rassicurante. Solo la Colombia e Malta regolamentano, vietandoli, gli interventi chirurgici su minori motivati esclusivamente da ragioni culturali. Pertanto il cammino si prospetta impervio e ancora molto lungo, ma il fatto che in questi ultimi anni si sia iniziato a parlare di intersessualità e che molte persone intersex abbiano deciso di raccontare la loro esperienza al mondo apre uno spiraglio di speranza.

Per questo dobbiamo parlare di intersessualità, divulgare e diffondere una realtà che non può essere più ignorata perché riguarda la vita, la serenità e la felicità di centinaia di migliaia di minori.

Per saperne di più:

Intersexioni 

Arianna, film di Carlo Lavagna 

Orchids, documentario autobiografico

Blog Mio figlio in rosa

Middlesex, Jeffrey Eugenides 

La testimonianza di Hanne Odiele, modella intersex

Extraterrestre alla pari, Bianca Pitzorno,

Intervista a Emily Quinn 

Video “Cosa significa essere intersex”

Blog di Pidgeon Pagonis, attivista intersex

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