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Monica Cirinnà, la senatrice prima firmataria della legge sulle Unioni Civili, è stata ospite a Stezzano su invito dei Giovani Democratici per festeggiare la vittoria del ricorso al TAR di Rete Lenford relativo alla relegazione dell’unione civile di una coppia gay in un ufficio dismesso del Comune di Stezzano (fondamentalmente uno sgabuzzino). Noi ringraziamo Monica Cirinnà per il risultato ottenuto e la dura battaglia che ha dovuto sostenere contro la peggior omofobia istituzionalizzata che il nostro paese abbia mai conosciuto – ricorderemo tutt@ le eletrizzanti esternazioni di gente come Giovanardi e di mezzo Parlamento italiano… Ma ci sentiamo in dovere di scrivere due righe in merito alla situazione attuale dei diritti civili in Italia, perché abbiamo la sensazione che molti/e, troppi/e, non si rendano conto di tutto il lavoro che ancora c’è da fare.
La legge Cirinnà è stata ripetutamente oggetto di mostruosi tagli e modifiche, frutto di compromessi al ribasso in cerca delle larghe intese che si sono ripercossi unicamente sulla dignità delle persone lesbiche, gay e transgender e sui loro bambini. Il violento stralcio della stepchild adoption – l’unico articolo, seppur imperfetto, che avrebbe potuto garantire minimi diritti ai minori nati e/o cresciuti all’interno di una coppia omosessuale – ha lasciato senza diritti centinaia di migliaia di minorenni.
Vogliamo poi parlare della legge contro l’omo-transfobia? Dopo la bocciatura del maldestro testo di Scalfarotto, l’aggravante per reati e discorsi d’odio non è stata estesa a tutela delle persone LGBTQI, che da anni attendono uno strumento giuridico valido per tutelarsi da bullismo, mobbing sul lavoro e violenza psicologica e fisica motivati da orientamento sessuale e identità di genere. Marcello e Michele, i due ragazzi picchiati a sangue fuori da una nota discoteca gay milanese qualche giorno fa, sono solo le ultime vittime della totale assenza di tutele giuridiche per chi ha commesso il terribile peccato di nascere omosessuale, trans o intersessuale vivendo serenamente e alla luce del sole la propria vita.
E se alle associazioni LGBT nazionali che dopo l’approvazione delle unioni civili sono andate a sposarsi unirsi civilmente sparendo dalla scena sta bene così, per noi questo non è sufficiente. Le nostre sorelle e i nostri fratelli trans vengono ancora quotidianamente umiliate e umiliati da una legge, quella della rettifica anagrafica, vergognosa e indegna, che all’alba del 2017 considera ancora la disforia di genere una patologia e che obbliga le persone transgender all’operazione di ri-attribuzione del sesso biologico per poter ottenere la rettifica del nome anagrafico.
Per non citare poi le mutilazioni genitali che sono costrette a subire le persone intersessuali, il cui sesso biologico viene arbitrariamente scelto da terzi alla loro nascita, senza tenere conto della reale identità di genere del bambino/a. Una legge che viola i diritti umani e che chiaramente va cambiata, ma la cui modifica a quanto pare non sembra nemmeno essere lontanamente contemplata.
Si “unisca civilmente” (e guai a chiamarlo matrimonio!) chi vuole unirsi civilmente, e continui a lottare per la piena uguaglianza chi non è soddisfatto di una legge a metà, frutto di compromessi sulla dignità delle persone e dei loro figli. La Cirinnà non è l’obiettivo, né la conclusione. E’ solo un piccolo passo. Abbiamo appena cominciato!
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