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COMUNICATO

A sole un paio di settimane dagli atti vandalici subiti dai graffiti contro l’omo-transfobia realizzati in via Corridoni, ci troviamo nuovamente a dover denunciare un increscioso e intollerabile episodio di violenza – questa volta anche fisica – dal sapore squadrista compiuto ai danni di Fabio e Almir, gestori del Macondo Biblio Cafè di via Moroni a Bergamo.

Sorpresi al buio nel civico adiacente al locale in via Moroni per riattivare la corrente elettrica saltata all’interno del bar, Fabio e Almir sono stati ripetutamente percossi con oggetti contundenti al volto e al corpo da due uomini – già identificati e denunciati alle forze dell’ordine – al grido “terrone di merda, boliviano di merda, locale di froci e di negri di merda”.

In cerca di un luogo aperto in cui fare le nostre riunioni associative, abbiamo trovato in Macondo una seconda casa, un posto accogliente e ricco di cultura dove ci siamo sentiti subito accolti e in famiglia. Pertanto non possiamo esimerci dal condannare duramente questa violenza carica di odio e livore razzista e omofobo.

Macondo è un luogo di pace e condivisione, che opera nel pieno rispetto del vicinato e della città, unico nel suo genere in quanto combina la passione letteraria con quella della convivialità, costituendosi come uno dei pochi luoghi di Bergamo – se non addirittura l’unico – aperti a qualsiasi tipo di pubblico e iniziativa culturale, musicale e sociale.

Certi che proprietario, gestori e clientela non si faranno intimidire da questo triste e vile episodio, vi invitiamo a rendere Macondo sempre più vivo e frequentato, ad arricchirlo sempre più di differenze e dialogo, di cultura e di movimento, di risate e di gioia, di dibattiti e di eventi di ogni tipo, alla faccia di chi attraverso aggressioni di stampo neofascista pensa di incutere paura o di arrestare la sensibilizzazione culturale che Macondo opera nel contesto bergamasco dal suo primo giorno di apertura.

Ricordiamo infine al quotidiano locale che si è occupato della diffusione della notizia che omettere volutamente lo stampo ANCHE omofobo dell’aggressione – che riecheggia nelle parole di Fabio – non fa altro che fare lo sporco e squallido gioco di chi ha urlato “locale di froci di merda” al titolare. Questa omertà complice non fa di certo onore all’onestà intellettuale di chi dovrebbe informare in modo limpido i cittadini. E un flebile accenno generico a chiusura dell’articolo non giustitifca in alcun modo una tale scelta giornalistica.

Riportiamo di seguito la testimonianza dell’aggressione ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza a tutto lo staff di Macondo.

Car* amic* di Macondo biblio cafè, essendo ormai trascorsi alcuni giorni, voglio raccontarvi quanto avvenuto…

L’episodio accaduto a me e allo staff di Macondo è vile e assurdo.

Non mi riferisco a nessuna sigla politica in particolare, né a Bergamo e ai bergamaschi, in generale, alla cui accogliente comunità questo brutto episodio arreca disonore.

Si tratta di un caso di esecrabile razzismo perpetrato da singole persone.

Alle ore XXXX del giorno XXX maggio 2016, veniva a mancare l’energia elettrica del locale “Macondo” sito in via Moroni 16. Dopo aver controllato che i differenziali elettrici presenti all’interno del locale stesso fossero in posizione di apertura, prendo le chiavi del civico 14 sempre in via Moroni dove è presente il contatore dell’energia elettrica, per riattivare il tutto.

Nel fare questo, essendo il civico molto buio e con un timer della luce di breve durata, chiedo al mio dipendente Almir San Martin di accompagnarmi per far luce con la torcia del suo cellulare. Mi reco con il signor San Martin all’interno del civico 14: qui trovo la porta di chiusura del mio vano contatore forzata e non il differenziale ma la levetta del contatore centrale in posizione di chiusura.

Pertanto alzo la levetta per ripristinare l’energia elettrica all’interno del locale e chiudo quel che resta dello sportello del vano contatore.
In quel preciso istante si avventano verso di me e contro il signor San Martin due persone con un cane.

Ad un prima aggressione verbale ad alta voce, riferibile anche da numerosi passanti in strada che hanno depositato testimonianza, è seguita un’ aggressione di tipo razziale: sono riportabili e bene impresse le seguenti espressioni tutte pronunciate ad alta voce : “ terrone di merda, boliviano di merda, locale di froci e di negri di merda” .
Segue una seconda aggressione con percosse ed oggetti contundenti ai nostri danni.

Come da referto ospedaliero, sono stato colpito al naso da un forte colpo con delle conseguenti abrasioni e rottura del setto nasale dal più giovane dei due aggressori. Tale signore brandiva un oggetto contundente con il quale mi ha sferrato il colpo sul naso. Il colpo è precisamente refertato dal ps. dell’ospedale Giovanni XXIII. Successivamente, i due aggrediscono il signor San Martin con un passeggino per bambini e con colpi al volto ed ad una gamba. Il tutto con una durata di 2 o 3 minuti.

Nel frattempo attirato dalle urla dei passanti all’esterno del palazzo un inquilino del civico 14 apre il portone via citofono e riusciamo ad uscire fuori io ed il signor San Martin.

All’esterno i due continuano ad inveire e minacciare me ed al signor San Martin, fino all’arrivo della Polizia e dell’Ambulanza chiamate da altri dipendenti di Macondo, il tutto con ampia prova testimoniale di più persone.

Infine uno dei due aggressori ha cercato di aggredire il sig San Martin perfino nell’atrio delle ambulanze del pronto soccorso dell’ospedale Giovanni XIII…

Siamo disgustati e amareggiati, perché noi di Macondo facciamo eventi pacifici e culturali, che escludono nel modo più assoluto ogni forma di violenza, razzismo e omofobia.

La legge farà il suo corso.

Sicuri del vostro affetto, vi invitiamo a supportarci e sostenerci come avete sempre fatto.

Con affetto: Fabio Iavarone e tutto lo Staff di @Macondo biblio cafè.

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