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Corpi incazzati

ddl

Permesso, per favore.

Queste sono state le parole che per 30 anni abbiamo ripetuto ai nostri genitori, ai nostri parenti, ai nostri amici, ai nostri vicini di casa, ai nostri datori di lavoro, ai nostri parlamentari, chiedendo loro il permesso e il favore di esistere, defilati, silenziosi, in un angolino, senza recargli troppo disturbo o fastidio. Ed è la stessa identica cosa che stiamo facendo oggi con il DDLCirinnà, nella speranza di riuscire a beccare dalle mani di qualche senatore illuminato qualche briciola di dignità sociale e personale, lasciandoci sottomettere da un atteggiamento paternalistico e ambiguo, tipico di colui che mentre ti dà la pacca sulla spalla ti dice “Ci hai creduto veramente a sto giro, frocio di merda?”.

Ed è vero. Ci abbiamo creduto tutti e tutte a sto giro, quindi l’ennesimo colpo basso – seppur non del tutto inaspettato – ci ha messo al tappeto. Siamo diventati e diventate la merce di scambio di una tratta al ribasso che allieta tristi siparietti politici anacronistici, che oltre a non rappresentare il sentire comune europeo, non rappresentano più nemmeno quello italiano, come testimoniano i sondaggi e le statistiche, l’impegno di più di 400 personaggi noti appartenenti al panorama culturale e televisivo nazionale e le recenti campagne di marketing di ancor più note aziende. Le piazze sono piene, e non solo del nostro 10%, ma di centinaia di migliaia di persone eterosessuali che sostengono, accanto a noi, quella che a tutti gli effetti oggi possiamo chiamare una vera e propria battaglia.

Non siamo più disposti e disposte a stare a guardare mentre schiacciate la nostra individualità, i nostri corpi, i nostri affetti, la nostra sessualità, i nostri diritti, i nostri figli, le nostre famiglie.

Entreremo in ogni classe per insegnare il rispetto della dignità umana a ogni studente che avremo le forze di incontrare. Scenderemo in piazza ogni giorno, se sarà necessario. Ci asterremo dall’andare a votare chi cede la nostra libertà ai più biechi compromessi e giochetti politici. Entreremo nelle istituzioni. Faremo informazione e continueremo a costruire una cultura dell’inclusione fino a che non avremo la nausea. Porteremo le nostre vite e le nostre istanze ovunque. Otterremo una legge seria contro l’omo-transfobia e i crimini d’odio. Ci batteremo accanto ai nostri fratelli e le nostre sorelle trans, sempre esclusi ed escluse dal discorso politico.

Che siamo corpi resistenti ve l’abbiamo già detto il 23 gennaio, quando più di un milione di cittadini sono scesi in piazza in più di 90 città italiane. Ora vogliamo dirvi che siamo corpi incazzati.

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Commenti su: "Corpi incazzati" (1)

  1. Il fatto che a questa legge sembri brindare più Alfano che il movimento per i diritti delle persone LGBT la dice lunga. Sono cose che accadono soltanto in Italia, dove si è riusciti a trasformare in un ulteriore schiaffo persino la tardiva e parziale introduzione di diritti ormai largamente consolidati in tutto il resto del mondo civile. Anche chi si ostina a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, non può negare che dei diritti dimezzati siano comunque dei diritti di serie B, per persone che evidentemente si continua a voler trattare come cittadini di serie B. Il DDL Renzi-Alfano costituisce un ulteriore schiaffo perché non elimina la diseguaglianza di diritti ma la mantiene e, anzi, in qualche modo la sottolinea. Che la legge Cirinnà non sia potuta passare nella sue interezza è una vergogna di cui sono ugualmente responsabili tutte le forze politiche presenti in parlamento, nessuna esclusa. Ma che in Italia sia così difficile fare progressi non è solo colpa della politica e, più in generale, dell’evidente ritardo culturale di tutto il paese. Bisogna che anche certi esponenti di spicco del mondo LGBT facciano il loro mea culpa e si confrontino con i loro corrispettivi di altri paesi. In Irlanda, per esempio, c’è chi come Rory O’Neill (la drag queen conosciuta internazionalmente con il nome di Panty Bliss) non ha paura di rischiare uno scontro frontale con le gerarchie cattoliche e con la destra più conservatrice, anche a costo di venire trascinato in durissime battaglie legali, ma finisce comunque per ottenere la rivincita di un clamoroso responso referendario. Qui da noi invece si preferisce un approccio più cauto, si misurano le parole (guai a dire che un omofobo sia tale), si mantiene un profilo molto basso (guai a mostrarsi troppo gay durante le parate del gay pride), si cerca insomma di non irritare papà, aspettando ad oltranza che si decida a regalarci il motorino. Poi ci si meraviglia che nel 2016 veniamo ancora trattati in modo paternalistico, con un ministro che può definire “contronatura” la stepchild adoption, ricevendo comunque il plauso per essersi graziosamente degnato di firmare un decreto che di fatto continua a discriminare le coppie omosessuali. Certi esponenti di spicco del mondo LGBT italiano appaiono un po’ troppo rassegnati alla lentezza con cui procede la conquista dei nostri diritti. Sembrano sempre manifestare le proprie convinzioni con il freno a mano tirato, in maniera pacata, senza troppa passione, come se accettassero più o meno consapevolmente che l’aperta rivendicazione dei nostri diritti sia già di per sé ai limiti dell’oscenità. Appaiono invece fin troppo comodi nelle poltrone che occupano come nostri rappresentanti, oppure sotto il piccolo riflettore mediatico che li segue in quanto “celebrità” paparazzabili. C’è persino chi, anche dopo la penosa debacle della legge Cirinnà, ha ancora delle esitazioni a uscire da un partito (o da un movimento) che fa giochetti di bassa politica sulla pelle delle persone LGBT. Credo invece che bisognerebbe avere la dignità di andarsene dichiarando chiaramente il proprio disgusto per chi disattende in modo così vergognoso gli impegni presi. Bisognerebbe cercare una casa politica dove non ci si debba sentire ospiti e dove le nostre opinioni non siano così ovviamente marginali. E se ancora non esistesse, bisognerebbe allora collaborare alla sua nuova costruzione.

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