bergamocontrolomofobia@yahoo.it

manif

Oggi siamo tutti riuniti in piazza – e in altre 91 piazze d’Italia – per mandare un segnale forte al nostro governo, per dirgli che non siamo più disposti ad aspettare che le loro trattative – che hanno come unica merce di scambio le nostre vite, i nostri affetti e i nostri corpi – giungano finalmente a un compromesso.

Ci siamo riuniti in piazza per spronare il parlamento ad approvare un decreto legge fortemente discriminatorio, che non sancirà la piena uguaglianza di fronte alla legge, che non garantirà ai figli delle coppie lesbiche, trans e gay di essere pienamente riconosciuti. Ci siamo riuniti in piazza per sostenere un decreto legge che definisce il frutto dell’amore tra due donne o tra due uomini “figliastro”. Un decreto legge che imporrà al genitore non biologico di presentarsi davanti a un giudice, il quale avrà l’ultima parola sulla capacità o meno della coppia di crescere il proprio figlio o la propria figlia. Un decreto legge che non riconoscerà lo statuto di fratello e sorella ai figli della stessa coppia. Un decreto che non riconoscerà mai come nonni, zii e cugine i parenti dei nostri figli.

Diritti a metà, insomma, per non turbare troppo i benpensanti, per trovare accordi sulla pelle e sulla dignità degli altri, per non dare a questo paese una parvenza di piena uguaglianza.

Siamo in piazza per reclamare il minimo indispensabile, briciole di dignità sociale, sognando una parità che tarderà ancora molto ad arrivare.

E una volta riconosciuti questi granelli di libertà, chi lo tutelerà il nostro diritto di esistere, di essere rispettati come persone prima di tutto? Di scegliere di vivere il nostro corpo e i nostri rapporti affettivi e sessuali come meglio crediamo, di vestirci del genere e del ruolo sociale che più ci appartiene e che più ci aggrada, di scegliere di non sottoscrivere un contratto civile, di spogliarci di quella rispettabilità forzata determinata dal lavoro che facciamo, dal numero e dal sesso delle persone con cui andiamo a letto, dal matrimonio, dal numero di figli, ed essere finalmente noi stessi e noi stesse, senza barriere imposte dalla soggettività morale altrui….?

Siamo scesi in piazza oggi compatti, ma dove sono state le associazioni e i movimenti in questi ultimi trent’anni? Dov’era la grande folla richiamata oggi da una mobilitazione nazionale finita su tutti i giornali quando in piazza – come in questo preciso momento del resto – c’erano e ci sono individui peni d’odio e rancore come le sentinelle in piedi, che invece di pregare per il Burkinafaso, per le donne di Kobane o per le centinaia di persone che perdono la vita ogni giorno freddate sui confini o affogate in mare pregano il loro dio contro le persone omosessuali e le loro famiglie?

Crediamo fermamente che la battaglia per il pieno riconoscimento della nostra dignità e dei nostri diritti trovi le sue radici in una mobilitazione costante, in un dialogo continuo e inarrestabile, nella forza travolgente delle nostre vite, dei nostri amori e dei nostri corpi resistenti, che a lungo hanno taciuto e che ora si stanno riappropriando della loro libertà.

Bergamo contro l’omofobia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: