bergamocontrolomofobia@yahoo.it

L’importanza del nome

L’Università degli studi di Bergamo ha approvato l’istituzione del doppio tesserino universitario per studenti e studentesse transgender grazie al lavoro, alla sensibilità e all’impegno dei rappresentanti degli studenti di Uni+.

Giovedì 29 ottobre l’iniziativa è stata presentata in sala Galeotti presso la facoltà di giurisprudenza e su invito delle rappresentanti della consulta abbiamo partecipato anche noi, insieme alle altre associazioni LGBT del territorio, per sottolineare l’importanza di questo piccolo grande passo avanti per la nostra città.

Di seguito i nostri interventi.

Gentili presenti,

in quanto portavoce dell’associazione di promozione sociale Bergamo contro l’omofobia vorrei innanzitutto ringraziare le rappresentanti degli studenti dell’Università degli studi di Bergamo per averci invitato alla presentazione di questa lodevole iniziativa.

Da ormai sei anni ci impegniamo attivamente sul territorio bergamasco al fine di sensibilizzare i nostri concittadini e le nostre concittadine in merito ai temi legati alla comunità lgbt, con particolare interesse e attenzione nei confronti dei giovani. In questo senso riteniamo che il lavoro da voi svolto sia stato prezioso e costituisca un passo importate verso il pieno riconoscimento dei diritti delle persone transgender non solo sul nostro territorio, ma in tutta Italia, soprattutto considerato il preoccupante tasso di discriminazione motivato dall’odio per identità di genere che grava sui cittadini e le cittadine transgender del nostro Paese.

Bergamo stessa è stata teatro di aggressioni verbali e fisiche e addirittura di due omicidi ai danni di persone transgender, inaccettabili eventi tragici che abbiamo denunciato al centro di coordinamento internazionale del T-Dor, organo che si occupa dell’organizzazione della giornata di commemorazione delle persone transgender, che cade il 20 novembre di ogni anno.

La situazione, già di per sé molto difficoltosa, è stata acuita dal contributo dei principali organi di stampa locali, i quali, ignorando le direttive UNAR, nel riportare informazioni relative alla comunità trans hanno utilizzato e utilizzano ancora troppo spesso un lessico scorretto e profondamente offensivo.

Crediamo pertanto che il grande e pionieristico passo compiuto dall’Università degli Studi di Bergamo e portato avanti dai suoi rappresentanti, possa fungere da esempio per tutte le università italiane e tutti gli altri organi istituzionali nazionali.

Rinnoviamo i nostri ringraziamenti e i nostri complimenti ai rappresentanti e alle rappresentanti degli studenti, con l’auspicio che questo sia solo l’inizio di un percorso condiviso verso l’inclusione totale della comunità LGBT bergamasca.

Mi chiamo Elisa. Non sono una ragazza transessuale e non ho mai subito forti discriminazioni, neanche a causa del mio orientamento sessuale, seppur rientro in quella che definiamo “minoranza Lgbt”. Non parlerò di cose che non mi competono: statistiche, tassi di omofotransfobia, mancanza di leggi e così via. Per fortuna c’è chi svolge questo lavoro egreggiamente, e ringrazio sinceramente ogni persona che si impegna quotidianamente in questo. Vorrei solo condividere con voi le miei personali riflessioni sull’importanza dei nomi.

Il nome proprio è il primo dono che ci vien fatto nella vita (dopo la vita stessa), e ogni nome come ogni parola derivante da un’altra parola, porta con sè un significato e una valenza simbolica fortissima. A me piace il mio nome, sono fortunata. Sento mio qualcosa che qualcun’altro ha deciso per me. Forse in questo c’è lo zampino di Beethoven e di mia madre che suonava il pianoforte, ma questa è un’altra storia. Il nome è la prima cosa che ci definisce e che usiamo per autodefinirci nelle relazioni con gli altri. A ogni nuovo incontro dico sempre “piacere, Elisa”, non dico mai “piacere, sono stupida/ironica/intelligente”, o qualsiasi altra caratteristica che ritengo mia. E’ talmente automatico, che è diventato banale e scontato, un gesto del quale non ci curiamo e al quale non prestiamo attenzione. Peccato, perchè appunto i nomi sono importanti. Sono importanti i nomi dei 366 corpi recuperati il 3 ottobre 2013, e così di ogni corpo che il Mediterraneo ci ha restituito o tenuto con sè. Sono importanti i nomi dei “ragazzi della scorta” di Borsellino e Falcone, morti con loro. Sono importanti i nomi delle persone che vivono ai margini della nostra società. Troppo facile definirli “barboni, senzatetto, tossici, prostitute, viados”. E così in ogni storia di ogni persona, il nome è quella parte che contribuisce a costruire il rispetto e la dignità di una persona. Per questo posso dire che per la prima volta in 25 anni sono orgogliosa della mia città e della mia università, che riconosce tale importanza e fa si che ognuno e ognuna sia libero e libera di sentirsi bene con sè e gli altri dentro il nome che da sempre gli o le appartiene.

Per approfondire: Unipiù.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: