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lucioeliEducare alle differenze

Partecipare al convegno “Educare alle differenze- II edizione”, che si è tenuto a Roma il 19 e 20 Settembre, ha lasciato in me energia e voglia di muovere le cose. C’è molto movimento alla scuola Cattaneo di Roma, dove il convegno è ospitato, la sala principale si riempie di persone -più di 600 dicono- tanto che io ed Elisa ci chiediamo se riusciremo a partecipare ai laboratori del pomeriggio.

La plenaria della prima mattina è fatta di interventi precisi e decisi, si respira un’aria fatta di colori e volti diversi, ma anche la voglia di rispondere agli attacchi avvenuti nell’ultimo anno, alla famosa e fantomatica “ideologia gender”, arma creata per attaccare proprio quei progetti educativi che sono lì per raccontarsi. Dall’edizione dello scorso anno, dicono gli organizzatori del convegno, le cose sono cambiate: quelli che erano i semi di critica all’educazione alle differenze sono diventati un vero e proprio attacco, e lì, alla scuola Cattaneo, c’è chi questo attacco l’ha subito in prima persona, come racconta Benedetta Gargiulo de “Il gioco del rispetto”. Al racconto di un anno difficile, fatto di lotte per difendere progetti e percorsi che non hanno mai avuto bisogno di difendersi, si accompagna la voglia di dire: venite a vederci in faccia, guardate quello che fanno i pericolosi promotori della teoria gender, venite nelle nostre stanze e ascoltate quanto sono pericolose le attività che proponiamo ai ragazzi e ai bambini.

Il pomeriggio è fatto di laboratori, condotti dalle realtà che partecipano: 9 tavoli di ricerca divisi per fascia d’età (dagli 0 ai 18 anni) e per focus (intercultura, disabilità, tavolo politica); io ed Elisa rispettiamo meticolosamente la tabella creata la sera prima per non sovrapporci e poter vivere esperienze diverse che poi ci racconteremo.

Tra le attività a cui assisto alcune non mi colpiscono, altre invece forniscono stimoli e idee: tra tutti, in particolare un’attività rivolta ai bambini di 0-6 anni (organizzata dall’associazione SCOSSE), in cui partiamo da frasi famose di fiabe e proviamo a ricomporle per creare nuove storie slegate dagli stereotipi di genere (e così il principe scappa col figlio del contadino, e la nonna si fa bella per andare al ballo col mostro); verso la fine della giornata partecipo poi a un laboratorio di teatro- danza (organizzato dal collettivo FUXIABLOCK di Padova), e il corpo finalmente si muove per esplorare stereotipi su maschile e femminile.

La plenaria del secondo giorno si chiude con una chiamata alle associazioni che si occupano di educazione alle differenze: uniamo le energie e facciamo rete, mostriamoci come soggetto politico forte e in grado di rispondere con pratiche e voci positive a quanto viene detto su di noi in questo periodo, produciamo materiali di risposta e attiviamoci per promuovere percorsi come quello organizzato qui a Roma.

Così, un po’ timidamente, a incontro finito io e Elisa ci avviciniamo a Giulia dell’associazione Alice di Bologna (tra le organizzatrici di “educare alle differenze”) e le raccontiamo del nostro progetto scuola, e ci si lascia con uno stimolo che potremmo non far cadere: perchè non organizzare anche a Bergamo una giornata di condivisione di buone pratiche di educazione alle differenze? È tempo di incontrarsi, di condividere, di mostrare cosa facciamo e quanto è importante.

Lucio

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Anche a Bergamo avremo l’occasione di confrontarci e assistere a laboratori educativi nell’ambito di Mi metto in gioco – educhiamoci alle differenze, una giornata per approfondire insieme il concetto di educazione privata e pubblica. Sabato 3 ottobre presso il c.s.a. Pacì Paciana di Bergamo.

Per maggiori informazioni

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