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indexArmando Di Lillo è un giovane attore e scrittore di origine campana. Quello che non sai è la sua opera prima. Di seguito l’intervista all’autore.

Come mai il tipografo a cui ti sei rivolto ha ritrattato la sua parola decidendo di non mandare in stampa il tuo romanzo?(per approfondire: Chi ha parua di un romanzo?)

 Vi riporto la motivazione datami al telefono. La riporto in forma testuale perché, per quanto assurda, ritengo non possa nemmeno essere descritta.

“Ho cominciato a leggere il romanzo. Non mi piace. Ci sono dei personaggi gay. Io sono una persona molto cattolica. E dio è contro i gay. Come disse Gesù in una delle lettere ai Corinzi (Le lettere di Gesù ai Corinzi? Ndr), l’omosessualità è un abominio (seppur ignorante in materia, credo lo dica il Levitico, ndr). Io non voglio mettere la firma della mia tipografia su un prodotto che parla di gay”.

Nel tuo romanzo dipingi tre figure diverse di giovani omosessuali: Leonardo, Matteo e Tommaso. Puoi parlarci brevemente di loro?

Sono tre personalità molto distanti tra loro e non soltanto per motivazioni anagrafiche.

Leonardo e Matteo, infatti, sono accumunati da una giovane età, mentre Tommaso è un uomo maturo. Ciò che li differenzia maggiormente è il modo di vivere la propria sessualità.

Leonardo ha sicuramente un rapporto tormentato con se stesso e con le relazioni (soprattutto di carattere emotivo e, talvolta, sessuale). La sua difficoltà non è l’accettazione del proprio essere, quanto la condivisione della sua persona fisica. Tommaso, invece, ha reale difficoltà di accettazione. Il suo timore più grande è il giudizio degli altri. Vive nella paura, nel segreto. Si vergogna delle proprie tendenze e non riesce ad affrontare l’ipocrisia che lo circonda. Matteo, infine, è l’unico dei tre che sembra essere insoddisfatto “semplicemente” del suo vivere quotidiano. Si è accontentato del piattume in cui è immerso, facendo un lavoro per lui poco gratificante, piuttosto che provare a realizzare i suoi sogni. Atteggiamento, questo, a cui si oppone fermamente Leonardo, deciso a concretizzare i suoi desideri anche, probabilmente, per trovare una strada di accettazione che vada oltre la ferrata autocritica.

In che modo una piccola città di provincia come Falco può influire sul percorso di accettazione della propria omosessualità?

La piccola città di provincia è chiamata Falco con la volontà precisa di non identificare nessuna parte d’Italia nello specifico quanto il concetto in sé di ambiente retrogrado e reietto.

La grande città, da sempre, è destinazione delle cosiddette “diversità”. La metropoli offre fonti di svago, divertimento e multietnicità. Quindi, una varietà di pensieri ed esperienze.

La tradizione, invece, intesa come radicamento cieco all’indottrinamento sociale “comune” e non come abitudine piacevole passata, impregna, in percentuale maggiore, l’abitante della provincia. Falco è il riflesso di una gabbia che inevitabilmente imprigiona chi tenta di mostrarsi per ciò che è. Ciò che non si conosce, spaventa. Ciò che non è ordinario, comune, viene subito etichettato come diverso. La geografia minuta di Falco è sicuramente un contesto sfavorevole. E, naturalmente, non soltanto in riferimento a tendenze sessuali “non ordinarie”. Nel romanzo, infatti, il giudizio della “gente” è una costante per quasi tutti i personaggi. Falco è, appunto, la “gente che giudica”, quasi sempre senza conoscere. Falco è l’ignoranza. Falco è la chiusura. Falco è ciò che non dovrebbe più esistere, ma che perdura.

Leggendo la tua opera prima emerge un’attenzione descrittiva al dettaglio e all’introspezione dei sentimenti, in particolar modo quelli di Leonardo, al quale sono dedicate più pagine rispetto agli altri personaggi. Come mai questa scelta? Cosa rappresenta per te Leonardo?

La motivazione è di carattere sicuramente funzionale. Nel senso che Leonardo è, fra tutti, il personaggio che vive il disagio interiore più marcato. Non che gli altri siano in pace col proprio vivere quotidiano, ma Leonardo, a differenza loro, più che agire, “percepisce”. È una condizione che lo porta inevitabilmente ad una ricerca introspettiva superiore. C’è necessità, da parte del lettore, di comprendere le sue mancate azioni sulla base di ciò che pensa. In quanto appunto, praticamente sembra quasi “non fare”. Leonardo per me rappresenta sicuramente il riflesso migliore di ciò che, anche dalla rapace Falco, può emergere. La problematica di un giovane che, però, non ha difficoltà a mostrarsi e ad esporsi, con gli inevitabili rischi che ne conseguono. Leonardo è lo specchio di ciò che Falco sputa. Se il giudizio ma, soprattutto, il pregiudizio nascono da un’elaborazione mentale, era necessario capire come una personalità innovativa come Leonardo, attraverso le medesime elaborazioni, rispondesse a tali posizioni avverse.

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