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Il sentiero della mano sinistra di Annalisa Di Piazza

Silele Edizioni, 2014

INTERVISTA ALL’AUTRICE

Cosa ti ha spinto a inserire nel tuo racconto una storia d’amore tra due uomini?

Volevo scrivere un libro per dire delle cose. Il filo conduttore della mia storia è quello della volontà, dell’autodeterminazione, delle convenzioni sociali e morali, dei dogmi religiosi.

E’ lecito amare una persona dello stesso sesso? E’ giusto che una coppia omosessuale abbia dei figli? Si può essere brava moglie, brava madre e buona lavoratrice contemporaneamente? Si possono sfidare le convenzioni sociali ad esempio innamorandosi di un uomo più giovane? E via ad andare. E’ ovvio che personalmente ho delle posizioni su ciascuno di questi punti e, talvolta, non sono posizioni monolitiche . D’altra parte mi spaventa chi si ritiene depositario di verità assolute e di certezze. Però sul rapporto omosessuale non ho incertezze di sorte e da sempre sono profondamente e autenticamente contro l’omofobia.

Le donne, in Italia, non scrivono gialli. Scrivono storie più intimiste ma sembrano difficilmente avventurarsi in un genere che invece, all’estero, conosce diverse scrittrici di successo. Proprio leggendo tali autrici mi sono convinta che il genere giallo possa essere un buon modo per veicolare in modo “leggero” dei messaggi anche importanti. storia scorrevole, che si fa leggere con piacere nei ritagli di tempo delle nostre vite ormai straimpegnate e frenetiche, può essere un ottimo veicolo per riflettere senza appesantire i momenti di svago che ci concediamo. Il genere astrattamente “disimpegnato” diventa quindi un mezzo per “impegnare” il pensiero, senza tuttavia appesantirlo. Nel mio libro, quindi, la trama strettamente investigativa è solo un pretesto per parlare di altro. Non è importante che ad un certo punto si intuisca chi è l’assassino (ma non si intuisce perché uccide…), l’importante è che il lettore legga fino alla fine e, quasi per osmosi, assimili alcuni spunti di riflessione.

 Come è stata presa questa scelta dai tuoi lettori?

Ancora non lo so. I pochi riscontri che ho sono positivi, ma il campione è davvero ancora troppo limitato per ricavarne una valutazione.

Cosa pensi del desiderio di Mimmo e Andrea di adottare dei figli?

Questo è uno degli argomenti in cui non mi sento di esprimermi in modo assoluto. Però, da mamma adottiva, sono convinta che ciò che conta veramente per la serena crescita di un bambino è la presenza amorevole e autorevole di due adulti di riferimento. Noi coppie adottive veniamo sottoposte ad un iter burocratico lungo e pesante che sarebbe teso a determinare quali tra noi sono più adatte ad accogliere un bambino se non, addirittura, quale bambino. Vi pare possibile? E’ come sparare nel buio. Ci vogliono anni di osservazione diretta per determinare la positività o negatività di una relazione affettiva. Impossibile farlo a priori dopo qualche colloquio. La triste verità è che si fa un tentativo e si spera che vada bene. Credo che estendendo l’adozione alle coppie omosessuali la percentuale di “centrare il bersaglio”, cioè di fare il bene del bambino, non cambi in realtà di un virgola. Per cui quali possono essere le ragioni di questa esclusione? E se la ragione fosse una presunta superiorità ontologica della coppia eterosessuale non dovremmo ritenere che in questa presunta scala di “valori” (sempre che sia condivisibile un tale ragionamento) l’affidamento di un bambino all’amore esclusivo di due genitori omosessuali, benché meno desiderabile dell’affidamento ad una coppia eterosessuale, sia comunque meglio della indifferenza di un affetto indiviso e mercenario di vari educatori? E siccome ci sono molti più bambini che coppie disponibili direi che anche questa seconda argomentazione sosterrebbe l’ammissibilità dell’adozione per le coppie omosessuali.

Il tuo libro è intriso di sicilianità, un elemento che a parer mio rende magica la narrazione. In che modo questo aspetto influenza – se le influenza – le vite di Mimmo e Andrea, la loro relazione e il loro desiderio di diventare padri?

In realtà non li influenza. Sarebbe identico anche se loro fossero a Milano o a Padova. Forse influenza la capacità di accettazione di chi sta loro intorno, perché i siciliani sono abituati a relativizzare, in quanto figli bastardi di diverse culture che si sono stratificate in anni e anni di conquiste e invasioni. I siciliani hanno una filosofia di pensiero che, nel bene e nel male, vede molto più sfumate le categorie “giusto” e “sbagliato, per loro è quasi geneticamente impossibile essere manichei. Nel bene ciò porta ad una maggiore capacità di accoglienza verso le realtà meno conformiste, nel male …. ciò ci ha un po’ danneggiati.

Nel tuo libro hai voluto descrivere l’omosessualità come qualcosa di convenzionale, perfettamente inserito nella quotidianità di amici, parenti e colleghi. Puoi approfondire il tuo pensiero in merito?

Ci sono diversi modi per parlare di omofobia e per dichiararsi contro l’omofobia. Ci sono i saggi, gli articoli, i convegni …. A me pare che niente di tutto ciò valga a nulla. I saggi contro l’omofobia sono letti solo da chi è già contro, ai convegni va solo chi ha una idea già formata sull’argomento e gli articoli vengono letti superficialmente e difficilmente fanno cambiare idea a chicchessia.

Ritengo che l’unico modo di essere autenticamente contro l’omofobia sia quello di tributare alle relazioni omosessuali il sacramento della normalità . Io ho cercato di farlo scegliendo come personaggio principale del mio libro un commissario omosessuale. La sua omosessualità e’ assolutamente ininfluente rispetto alla trama investigativa e viene descritta con la stessa naturalezza e indifferenza con cui un personaggio può essere descritto sposato, fidanzato o single. Ed il mio personaggio, con molta naturalezza , discute col compagno del suo desiderio di avere figli, ancora una volta in modo naturale e ininfluente sulla trama. Ed in questo modo credo che al lettore venga veicolato in modo forte il messaggio contro l’omofobia e l’idea delle normalità di questi rapporti e delle dinamiche di coppia che li regolano, in tutto e per tutto assimilabili a quelle delle coppie c.d. normali. Le coppie omosessuali non sono migliori o peggiori delle coppie eterosessuali, e una certa mitizzazione del “gay” non fa bene alla causa. La società avrà fatto un reale passo in avanti soltanto quando avrà acquisito l’assoluta neutralità valoriale dell’identità sessuale. Tant’è che per descrivere l’inquieto desiderio di avere dei figli anche e nonostante una natura non favorevole, ho semplicemente trasferito sul mio personaggio le inquietudini da me vissute quando ho dovuto affrontare la realtà della mia sterilità .

Mimmo potrebbe diventare un personaggio ricorrente qualora decidessi di proseguire il filone del romanzo giallo?

Assolutamente si. E se lo diventerà scopriremo se e come prosegue il suo desiderio di paternità.

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Recensione Bco

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Commenti su: "Intervista ad Annalisa Di Piazza, autrice de “Il sentiero della mano sinistra”" (1)

  1. […] sulla stampa locale e nei siti Internet; si veda in particolare l’intervista pubblicata su Bergamo contro l’omofobia). La critica non entusiastica riguardava una certa fretta nella caratterizzazione dei personaggi […]

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