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Lottiamo tutto l’anno

Il corteo di sabato 8 marzo è stato molto partecipato ma soprattutto molto colorato e danzato. Gruppi di giovani e amici saltavano da una parte all’altra della città, ballando sulle note di una fantastica selezione di trash music, riempiendo la soleggiata Bergamo di gioia e allegria, coinvolgendo i passanti e volantinando contro ogni tipo di discriminazione, a cominciare da quelle di genere e di orientamento sessuale. Non è infatti un caso che i gruppi omofobi locali abbiano scelto proprio la Festa della donna per diffondere ancora una volta un’ideologia omofoba, violenta e liberticida, in quanto i discorsi portati avanti dagli esponenti di tali gruppi (tra cui la neofascista Forza Nuova, i cui iscritti erano in piazza accanto alle Sentinelle omofobe) non solo attaccano continuamente la proposta di legge che implicherebbe un’aggravante per la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, ma anche la 194 e la libertà della donna di autodeterminarsi e scegliere liberamente cosa fare con il proprio corpo. Fa sorridere il fatto che questi individui continuino a macchiarsi di omofobia, fascismo, razzismo e sessismo accogliendo tra le loro fila esponenti della comunità mussulmana bergamasca, fino al giorno prima additata dagli stessi come fucina di terroristi, pericolosi sradicatori della tradizione, ladri, stupratori e criminali. D’altronde oltre al vittimismo e la diffusione di falsità e disinformazione imbarazzante, è questa la forza (vecchia) di questi gruppi organizzati: l’ipocrisia. Ma la risposta della Bergamo intelligente, di quella che al silenzio discriminatorio preferisce il rispetto del suo prossimo, parla da sola. I giovanissimi che erano in piazza parlano da soli e hanno ben chiaro il mondo in cui vogliono costruire il loro futuro e quello di cui invece vogliono dimenticarsi: colore, musica, allegria e contenuti politici hanno ancora una volta dimostrato a questa città che una manciata di estremisti religiosi, complottisti e neofascisti carichi di odio e cattiveria non possono certo arrestare il progresso e la diffusione di nuovi modelli famigliari. Noi non costringiamo i nostri figli a sposare le nostre ideologie conservatrici obbligandoli a inscenare un teatrino su un tappeto: i nostri figli hanno ballato, riso a squarciagola, cantato e giocato sotto una bandiera arcobaleno circondati da amore. Educati al rispetto delle differenze. Noi i nostri figli abbiamo imparato a proteggerli dall’odio perché sono il nostro futuro, la nostra speranza per un mondo migliore.

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Commenti su: "Lottiamo tutto l’anno" (1)

  1. Ottavio ha detto:

    La negazione dei diritti è una tortura silenziosa che porta lentamente alla depressione e al suicidio. Durante l’era Bush, la percentuale di suicidi nella popolazione LGBT statunitense arrivava a punte del 30% (con il picco massimo fra i teen agers). Con l’amministrazione Obama, e l’aiuto di numerose iniziative di sensibilizzazione, la percentuale scende al 16%, ma solo fra i teen agers che frequentano scuole in cui si attivano organizzazioni studentesche LGBT e iniziative anti-bullismo. Negli stati in cui si approvano leggi che sanciscono i diritti delle persone LGBT, la percentuale di suicidi cala sensibilmente anche fra gli adulti. Sono centinaia di vite salvate ogni anno.

    In mancanza di indagini accurate, possiamo solo immaginare quali siano le percentuali in società meno tolleranti di quella americana. Risulta comunque evidente che discriminazione, stigmatizzazione e ostracismo colpiscono la comunità LGBT facendo più vittime dell’AIDS. Ma, a differenza dell’epidemia virale, quella dei suicidi ha già il suo vaccino: lo si potrebbe somministrare immediatamente attraverso il riconoscimento dei diritti, se solo ve ne fosse la volontà politica.

    La difficoltà di far percepire all’opinione pubblica le dimensioni della tragedia dipende anche dalla mancanza di voci autorevoli che, come il presidente uruguayano Mujica, vogliano chiamare le cose con il loro nome. Riferendosi alla condizione delle persone LGBT in paesi che non ne riconoscono i diritti, Mujica non esita a parlare di “tortura,” proprio come l’attivista irlandese Rory O’Neill ha recentemente parlato di “oppressione.” Si comprende bene che, in questi termini, la questione dei diritti LGBT assume una dimensione più immediatamente tangibile e rilevante di quella che si trasmette di solito quando si parla vagamente di omofobia. Se si vogliono trovare delle soluzioni, occorre innanzitutto far riconoscere i problemi per ciò che sono: il fumoso tema dell’omofobia può essere facilmente eluso o dibattuto all’infinito, quello di un’epidemia di suicidi dimostrata da dati demografici inoppugnabili richiede invece risposte immediate.

    Come dice Rory O’Neill, certi temi non sono ulteriormente dibattibili: non è più dibattibile l’accettabilità della tortura, della schiavitù, o della pena di morte. E non è più dibattibile nemmeno il tema delle pari opportunità. Se si ritiene davvero che la vita umana rappresenti un valore imprescindibile, allora occorre salvaguardarla, sia quella di uno straniero o di un connazionale, di un carcerato o di un libero cittadino, di un uomo o di una donna, di un etero o di un omosessuale… il resto sono solo chiacchiere usate come alibi per tenere in posizione di inferiorità tutti coloro che, evidentemente, non consideriamo di dignità pari alla nostra.

    Chi intende negare a un individuo il diritto di sposarsi e formare una famiglia pubblicamente riconosciuta come tale non può eludere la grave responsabilità di aver reso quell’individuo infelice e di aver impoverito la sua esperienza di vita. Non si può più fingere di ignorare che la negazione dei diritti delle persone LGBT provoca sofferenze che, in molti casi, possono anche portare alla tragica scelta del suicidio. Continuare a sostenere le proprie convinzioni ideologiche o religiose a prezzo della sofferenza di altri esseri umani non trova alcuna valida giustificazione morale.

    Sono stati ormai pubblicati anche in Italia dati demografici che dimostrano con grande chiarezza come l’aspettativa di vita delle persone LGBT scenda sensibilmente in tutte le realtà che non ne tutelano i diritti. Non si tratta dunque della “vendetta di Dio” contro gli omosessuali, ma della diretta responsabilità di classi dirigenti grette, intolleranti e palesemente affette da strabismo morale. Chi dice no ai diritti dice no alla vita delle persone di cui intende negare i diritti. E questo non lascia più spazio ad alcun inutile dibattito. “Our equality is not up for debate.”

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