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cheatGirovagando su Facebook mi capita spesso di imbattermi in commenti omofobi di ogni tipo, dai più velati ai più espliciti e verbalmente violenti, sia su bacheche di amici o amici di amici “telematici”, sia sui profili dei quotidiani locali e non. Ultimamente sono incappata di frequente nell’affermazione che le coppie gay e lesbiche, in quanto tali, “non sono in grado di gestire relazioni affettive che durino più di una notte”. Pare quindi che uno degli stereotipi più diffusi riguardo al mondo omosessuale sia ancora duro a morire: in quanto “deviati, promiscui , inaffidabili, contro natura e sessualmente avidi, gay e lesbiche non sono adatti al matrimonio, né, tantomeno, a crescere dei figli”.

Prendendo in analisi queste argomentazioni – sempre che possano essere considerate tali – mi sono venute in mente alcune persone che ho incrociato sulla mia strada in questi anni. Persone eterosessuali che, secondo quanto sostengono coloro i quali hanno scritto i commenti sopracitati, dovrebbero essere in grado per default (proprio in quanto non-gay e non-lesbo) di vivere una vita affettiva esemplare, nella speranza di insegnare a qualche deviato cosa significa amore, matrimonio, famiglia.

Bene, giunti a questo punto, vorrei sottoporvi sei casi interessanti che, sebbene non abbiano la presunzione o la pretesa di essere statistici, costituiscono comunque una contro argomentazione decostruzionista della veridicità del binomio omosessuale=promiscuodeviatoincapacedicostruireunarelazioneseriaeimpegnata.

Per questioni di privacy non farò nomi e cercherò di essere il più generale possibile, senza entrare troppo nei particolari di queste vicende. Buona lettura.

Caso n. 1: “Scusa ma devo andare a lavorare lontano da casa [anche se è domenica, anche se sono in pensione]”

Lui non è più giovanissimo. Lei nemmeno. Hanno dei figli e dei nipoti. Lui è un padre assente e spesso parte il weekend per andare inles un’altra regione a lavorare (nonostante la pensione, si è aperto una piccola attività) e ad aiutare della gente in difficoltà con alcune pratiche. Ormai è così da un bel po’ di anni. Lei, un giorno, apre un cassetto e trova degli strani incartamenti che riguardano terze persone e che la potrebbero coinvolgere direttamente in un’azione criminosa. Decide di indagare sull’identità di queste persone, che si rivelano essere rispettivamente l’amante e il figlio dell’amante del marito, che stava cercando di sistemarli assegnando loro residenza e lavoro di fronte alla legge. Lei scopre tutto e, colto sul fatto, la confessione non tarda ad arrivare. Non è una storia di qualche mese, è una storia di undici anni, che per undici anni le è stata taciuta, impendendole di farsi una nuova vita in compagnia di un’altra persona quando l’età era più magnanima.

Caso n. 2: “Cosa ci posso fare, credo nella poligamia”

Prima di sposarla aveva l’amante. Poi l’ha sposata e ha continuato ad avere l’amante. Poi lei l’ha scoperto e allora che senso aveva limitarsi a una? Amanti sono diventate tutte le donne che gli capitavano a tiro, data la sua posizione lavorativa di spicco. Eppure niente gli ha impedito di crescere comunque dei figli, che non ci sono rimasti troppo bene quando hanno scoperto la trafila di donne che ha avuto e continuava ad avere. Io ricordo di aver fatto più pranzi e cene con lui e la prima amante che con lui e sua moglie. A me la poligamia sta anche bene se è consenziente, peccato che ogni donna non sapesse dell’altra.

Caso n. 3: “Mi vuoi sposare?”

Una giovane coppietta di sposi. Un matrimonio costoso. Un matrimonio in chiesa, con i relativi giuramenti al cospetto di Dio. Poi l’amante di lui lo scopre e si arrabbia. Poi la moglie di lui scopre l’amante arrabbiata e si arrabbia a sua volta. Dopo averlo perdonato tante volte in passato, l’ha rifatto pochi giorni dopo il ricevimento. Si dice un debole, cosa ci può fare?

Caso n. 4: “Ho sempre avuto un debole per le donne”

Sposati. Lei ha un’ottima posizione lavorativa. Lui.. Ama sperimentare diverse posizioni, mettiamola così. Non è un sex-addicted ma ci manca poco. Anche in questo caso le amanti non si contano. La bella vita, le belle donne e la moglie a casa che lo aspetta. Poi il divorzio, affinché le donne possano andare e venire liberamente. Poi un altro matrimonio di interesse in età avanzata “perché adesso ho bisogno di una dogaynna che si prenda cura di me”. Mi sembra giusto.

Caso n. 5: “Occhio non vede…”

Lei è giovane e carina, lavora lontano dalla sua terra natia, dove il fidanzato la aspetta. Un uomo maturo le si avvicina, le promette mari e monti e… Il resto lo potete dedurre anche voi. Un weekend il fidanzato, un weekend l’uomo maturo. Ma non ditelo a nessuno.

Caso n. 6: “Scusa ma la droga è più importante”

Lei ha qualche problema di droga, abbandona suo figlio già in grado di intendere e di volere, sposa un altro uomo – con altrettanti problemi di droga – e dà alla luce un altro paio di figli di cui non si cura. Il primo figlio, abbandonato anche dal padre  menefreghista ex tossico, finisce prima in una famiglia adottiva, poi, per fortuna, altri parenti se ne prendono cura con amore ottenendo l’affidamento, nonostante i problemi finanziari ingenti. La madre naturale si fa sentire solo quando ha bisogno di soldi, il padre è sparito.

Tutte persone, queste, che non vedono di buon occhio i matrimoni tra persone dello stesso sesso per le ragioni sopracitate, è bene specificarlo. Il problema, qui, non è essere omosessuali o eterosessuali, questo non è catechismo moralista, il problema, qui, è che siamo umani. E in quanto umani siamo una razza a cui piace molto il sesso, che va oltre la mera riproduzione della specie (per la cronaca, omosessualità non è sinonimo di sterilità, ricordiamolo). Che va oltre ogni orientamento sessuale. E che purtroppo, a volte, va oltre la promessa di un amore eterno.

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