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M. ci scrive per denunciare un episodio di omofobia subito a scuola, un luogo che dovrebbe accogliere e insegnare a rispettare le differenze, invece di stigmatizzarle. La presenza di insegnanti che non sanno relazionarsi con l’omosessualità dei propri alunni e non sono in grado di fornire un suppimagesorto adeguato agli adolescenti che si scoprono e iniziano a conoscere se stessi proprio in questa delicata fase della loro vita, ha più volte condotto alla tragedia. L’esempio di Andrea, il ragazzino romano suicidatosi qualche mese fa a causa delle continue prese in giro, del bullismo e dell’assenza di insegnanti capaci di interpretare la sua sofferenza è solo l’ultimo di tanti casi. Per questo è utile entrare nelle scuole, parlare con i ragazzi dei temi che coinvolgono la comunità omosessuale e trans, promuovere un lessico inclusivo e rispettoso delle differenze. Noi auguriamo a M. di trovare sulla sua strada più persone come il preside, persone che di fronte a un’ingiustizia preferiscono abbandonare la sicurezza fornita dal branco omologato per difendere chi, a volte, ha solo bisogno di una parola di conforto, non certo di essere mandato dallo psicologo.

Era un sabato, nell’ora di educazione fisica, io e la mia attuale morosa, che allora era uscita da poco da una relazione con il suo ex, eravamo sdraiate su un materassino, i nostri corpi nemmeno si sfioravano, e io le accarezzavo i capelli. Sentivo i miei compagni ridere, ma pensavo che ridessero per i fatti loro. La sera, V. mi scrisse, dicendomi di entrare in Facebook. Quello che trovai mi devastò. Le mie compagne avevano definito il nostro “comportamento” osceno, vomitevole: “mi viene da vomitare, avrò gli incubi, che schifo”. La professoressa, messa al corrente di questo, non disse niente in classe, anzi, mandò a chiamare i genitori di V. dicendo loro di stare attenti perché sono una persona pericolosa e disse a me di andare dallo psicologo, che “avrebbe potuto aiutarmi con il mio problema, poiché lei non ne era in grado”. Questo è quello che succede nelle scuole di Bergamo o, almeno, nella mia. Il preside prese ovviamente le mie difese, ma quello che veramente ha fatto più male sono stati i commenti dei compagni. Uccidono dentro. Grazie mille per tutto quello che fate e per il vostro impegno (:

Noi ringraziamo te, M., per non aver accettato un’ingiustizia e per esserti ribellata con le tue sole forze in un ambiente ostile.

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