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Coppie veneziane

I padri sono misteriosi. Non si capisce mai cosa pensano, cosa vogliono dirti, se ti vogliono bene. Quando ho fatto coming-out con mio padre, non ho capito come l’avesse presa. Supponevo male, come aveva fatto mia madre. Poi gli anni passano, i figli crescono, i padri invecchiano, cambiano. Ma mantengono sempre quell’alone di mistero. Poi una sera, dal nulla, ti porgono un libro, in silenzio. Il segnalibro è tra pagina 52 e pagina 53, il capitolo si intitola Coppie veneziane… E quando hai finito di leggerlo, ti rendi conto che forse, per un attimo, il mistero si è svelato. E che i padri sì, ti vogliono bene.

“Non avevo mai notato prima la quantità di coppie omosessuali che passeggiano per le strade di Venezia. Le incontrivenice2 mentre camminano lungo i ponti, sulle sponde dei canali, cenano nei ristorantini della città vecchia. In genere non sono personaggi vistosi, ma tutto il contrario: gente discreta, tranquilla, spesso dall’aspetto educato. Osservando gli altri si imparano moltissime cose, e nel caso di queste coppie, mi affascina molto sorprenderne i gesti misurati di affetto e fiducia, la suddivisione convenzionale di ruoli che di solito si verifica tra l’uno e l’altro, la tenerezza contenuta che spesso si sente aleggiare fra i due, nella loro immobilità, nei loro silenzi. Ecco a cosa pensavo l’altro giorno a bordo di un vaporetto della tratta da San Marco al Lido. Sulla laguna soffiava un vento gelido, noi passeggeri eravamo rattrappiti  dal freddo e su una panca dell’imbarcazione c’era una coppia, due uomini, sulla quarantina, sereni. Erano seduti molto vicini, con la spalla discretamente appoggiata a quella del compagno, nel tentativo di darsi calore. Erano tranquilli e silenziosi, intenti a osservare l’acqua grigio verde e il cielo grigio cenere. E a un certo punto, quando il traghetto fece un piccolo balzo, e la luce e la gamma di grigi del paesaggio si combinarono all’improvviso  con straordinaria bellezza, li vidi scambiarsi un sorriso rapido e fugace, simile a un bacio o una carezza.

Sembravano felici. Due ragazzi fortunati, mi dissi, per quanto sia possibile, perché vedendoli lí, in quella sera glaciale a bordo del vaporetto che li portava attraverso la laguna di quella città cosmopolita, tollerante e colta, pensai a quante ore amare stava forse risarcendo quel sorriso. Lunghe adolescenze che immagino girando nei parchi o nei cinema per scoprire il sesso, mentre altri giovani si innamoravano, scrivevano poesie o ballavano abbracciati alle feste della scuola. Notti in strada sognando un principe azzurro della stessa età per poi tornare all’alba sfatti, pieni di disgusto e di solitudine.venice L’impossibilità di dire a un uomo che ha dei begli occhi o una bella voce, perché, invece di ringraziarti o sorridere, è più probabile che ti spacchi la faccia. E quando si ha voglia di uscire, conoscere, parlare, innamorarsi o quel che sia, invece di un caffè o un bar, vedersi condannato a vita a locali gay, a tirare mattina tra corpi palestrati e impasticcati, checche e drag queen. Salvo che qualcuno – molti – tutto questo non lo digerisca e si autoconfini alla squallida alternativa della sauna, alla sala x, alla rivista di annunci e alla sordidezza dell’orinatoio pubblico.

A volte penso a come fortunato o forte o integro debba essere un omosessuale che riesce ad arrivare ai quarant’anni senza odiare a morte questa società ipocrita, ossessionata dall’idea di controllare, giudicare, condannare con chi vai, o non vai, a letto. Invidio l’equilibrio, il sangue freddo, di chi riesce a rimanere sereno e continuare a vivere come se niente fosse, senza rancore, a modo suo, anziché scendere in strada e prendere a calci nelle palle la gente che attivamente o passivamente gli ha rovinato la vita, e continua a rovinare quella di ragazzi di quattordici o quindici anni che ogni giorno, ancora oggi, subiscono le stesse cose: la stessa angoscia, le stesse barzellette sui finocchi Gay Couple Venicein televisione, lo stesso disprezzo intorno, la stessa solitudine e amarezza. Invidio la lucidità e la calma di chi, nonostante tutto, resta fedele a se stesso, senza chiasso ma anche senza complessi, esseri umani al di sopra di tutto. Persone che in tempi come questi, in cui tutti, partiti, comunità, gruppi sociali, rivendicano i loro corrispettivi crediti storici, potrebbero reclamare, forse con più diritto rispetto a molti altri, il pagamento del debito impagato per tanti anni di adolescenza perduti, tanti colpi e vessazioni subiti senza aver mai commesso alcun crimine, tanti fischi e tanti affronti grossolani inflitti da gentucola che non sul piano intellettuale, ma su quello puramente umano, si trova a un livello infimo, ben al di sotto del loro. Ecco a cosa pensavo mentre il traghetto attraversava la laguna e i due rimanevano immobili, uno accanto all’altro, spalla contro spalla. E prima di tornare a pensare ai fatti miei e dimenticarli, mi sono domandato quanti fantasmi tormentati, quante infelici anime erranti non avrebbero dato qualsiasi cosa, compresa la vita, per essere al loro posto in quel momento. Per essere lì, sul vaporetto di Venezia, a scaldarsi l’un l’altro in quel freddo pomeriggio delle loro vite”.

Coppie Veneziane, Arturo Pérez Reverte, 1997

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Commenti su: "Coppie veneziane" (1)

  1. oscar ha detto:

    Ritratto emblematico della condizione omosessuale, perlomeno italiano dove, all’amarezza per l’adolescenza perduta… e dove lì, sì, i baci rubati sono solo quelli visti al cinema, perchè troppo spesso negati, pertanto solo agognati… si contrappone una maturità emotiva, ancora in troppi casi difficile da raggiungere che, in questa parentesi di vita, mostra un segnale concreto e sicuro della propria meritata e meritevole solidità… la spalla appoggiata all’altra o il sorriso, autentico angolo di cielo…
    Bello…e anche stavolta la lacrima è scappata.
    Grazie. Oscar

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