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Forse è la campagna elettorale che assorbe tutte le energie e l’interesse di politici e cittadini, o, probabilmente, molti non accettano che nella bella, tranquilla e ciellina Bergamo si verifichino stupri in pieno centro cittadino. Chissà, invece, che molti non la pensino come Don Corsi, che qualche settimana fa ha affisso sul portone della sua chiesa un manifesto machista contro le donne, nel quale dichiarava che se le donne vengono violentante è perché provocano gli uomini con il loro atteggiamento. Certo, perché si sa, le donne sono tutte puttane, in fondo è il lavoro più antico del mondo. Quindi prendiamoci questa etichetta, incolliamocela addosso e non lamentiamoci se in una trasversale di una delle vie più conosciute e frequentate del centro di Bergamo viene violentata una ragazza.

Non una parola di sdegno è arrivata dalle associazioni, evidentemente più interessate alle quote rosa che a una ventiquattrenne stuprata, non una parola di condanna dal mondo politico; eppure le candidate e i candidati delle varie e infinite liste politiche provengono anche da ambienti sedicenti femministi.

Noi invece ci sentiamo di dire qualcosa, ci sentiamo di schierarci dalla parte di Sara, nome di fantasia datole dai giornali, ci sentiamo di condannare duramente la belva che le ha fatto del male, un uomo sposato di 35 anni, un padre. E non solo perché Sara potevamo essere noi, o nostra sorella, o nostra madre, o una nostra amica, ma perché non vogliamo morire di paura ogni volta che attraversiamo la città. E se qualche uomo abbassa il finestrino e ti chiede “Quanto vuoi?” mostrandoti il ghigno di chi sa di avere la forza fisica dalla sua parte, tu devi stare zitta, cercare di tirare dritto per la tua strada, perché il rischio di rispondergli “lasciami in pace” è troppo grande. Sara ci ha provato a tirare dritto, ma non ha funzionato. Lui è sceso dalla macchina e le ha fatto del male. Si è impossessato di lei perché probabilmente pensava fosse un suo diritto, come Don Corsi insegna ai suoi parrocchiani.

La notizia è di pochi minuti fa: lo stupratore è stato identificato e arrestato, è sposato con figli. Non auguriamo a questo individuo la tortura, la castrazione o la pena di morte, preferiamo lasciare che siano i soliti noti populisti a fare queste proposte, che impazzano già sul web. Gli auguriamo soltanto di scontare il massimo della pena prevista, che, in questi casi, solitamente non supera i sei anni di carcere, se tutto va bene. Anche se, in galera, uno che si permette di invadere il corpo e l’anima di una donna, ci dovrebbe restare a vita, ma questo è un pensiero personale.

Per concludere, giusto quando bisogna fare un po’ di razzismo sulla pelle delle donne la società e la politica si esprimono, strumentalizzano una violenza a proprio piacimento. Importa davvero qualcosa di che nazionalità è l’aggressore? Bergamasco, pisano, islandese, greco, statunitense, ugandese, algerino, sammarinese o kosovaro che sia si tratta di un uomo che ha usato violenza su una donna, rovinando la vita di una ragazza.

Ed è a lei che va il nostro pensiero, così come a tutte le altre donne vittime di femminicidio, di machismo, di violenza e di abuso. A lei va riconosciuto quel coraggio che molte altre donne, purtroppo, non hanno avuto: la forza di denunciare un abuso.

Lasciò andare la presa dal suo braccio, ma si spostò nuovamente di fronte a lei. Dietro di lei, lo sapeva, c’erano due edifici vuoti prima della metropolitana. Erano solo le 21.30, ma non c’era nessuno in giro. Gli allungò il fiammifero, sentiva un ronzio nella sua testa. Gli edifici si innalzavano scuri intorno a lei. Non voleva urlare. Forse stava solo cercando di spaventarla – se avesse urlato avrebbe potuto intimidirlo, facendolo diventare violento. Nelle strade di Chicago c’erano morti ogni settimana. Decise di simulare tranquillità. Gli chiese di levarsi di torno, poi cercò di passargli oltre. Lui la afferrò e la spinse giù dal marciapiede; le aveva messo una mano sulla bocca. La spinse in fondo alla strada tra due macchine parcheggiate, la mano calcata sulla sua bocca. Giaceva lì, incapace di respirare.

The Women’s Room, Marilyn French

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Commenti su: "Giaceva lì, incapace di respirare" (2)

  1. Oscar Cattaneo ha detto:

    Auguriamoci che la ragazza vittima dell’aggressione riesca quanto prima a perdonare quell’uomo, fosse solo per non dilaniarsi dalla rabbia…
    Per il resto, che la giustizia umana faccia il suo corso!
    Di certo, lui non potrà sottrarsi a quella divina, la legge di causa-effetto, per cui ad ogni nostra azione corrisponde una reazione. Nel bene e nel male…Ma questo è un altro discorso.
    Intanto mi spaventa e mi rattrista il pensiero del prete…sono le donne che, col loro atteggiamento, provocano gli stupratori… Nella stessa misura in cui i bambini in pantaloncini corti provocano i preti pedofili???!!! Vergognoso!!!
    Oscar Cattaneo

    • Purtroppo per alcuni grandi illuminati della Chiesa Cattolica (Don Andrea Gallo, Giovanni Paolo XXIII, il Cardinale Martini, per citarne alcuni), ce ne sono tanti altri che stravolgono a loro piacimento l’insegnamento Cristiano, proclamando odio e ripudiando le differenze.

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