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Questa mattina ci siamo recate insieme a Giulia Lorenzi, presidente di ArcilesbicaxxBergamo, al liceo artistico di Bergamo per condurre un dibattito su omosessualità e omofobia con alcuni studenti, nell’ambito della cogestione dell’istituto. All’inizio avevamo un po’ paura di chi potessimo trovarci di fronte, ma siamo rimaste piacevolmente sorprese dalla grande partecipazione, spirito critico, interesse e voglia di mettersi in gioco dei ragazzi. Encomiabile, innanzitutto, il coraggio di un paio di sedicenni, che subito si sono dichiarati  apertamente gay, manifestando con forza e argomentazioni valide la loro posizione. Non da meno sono stati tutti gli altri. Il livello di consapevolezza e aggiornamento degli studenti, appartententi a tutti gli anni, era al passo coi tempi, nonostante la stampa e le tv nazionali parlino raramente di omosessualità ed episodi di omofobia. I discorsi sono addirittura andati oltre al solo fenomeno omofobo: gli studenti stessi hanno aperto un interessante dibattito su matrimoni, adozioni, leggi anti-omofobia e via dicendo, chiedendoci delucidazioni sull’attuale stato delle cose, esprimendo sdegno e incredulità di fronte all’immobilismo politico e sociale dell’Italia rispetto al resto d’Europa.

Parlando proprio con uno dei ragazzi gay dichiarati, abbiamo potuto sondare quale sia il livello di omofobia tra i giovani bergamaschi. Se, da un lato, raramente si tratta di violenze fisiche, quelle verbali non mancano. Camminando per la strada, frocio sembra essere uno degli insulti più gettonati, solo per il semplice fatto di non corrispondere all’ideale di maschio virile che gli altri ragazzi hanno o semplicemente pensano di avere, ottenebrati spesso da una fortissima insicurezza personale, da una frustrazione che non riescono a sfogare in altro modo. Il ragazzo in questione ci ha detto che spesso si sente ferito, ma ora ha iniziato a farci meno caso, a cercare di passarci sopra, rinunciando, per altro, alla possibilità di avere amicizie maschili a causa del forte pregiudizio dei compagni. Ma questa è una situazione ingiusta già di partenza. Nessuno, a maggior ragione un ragazzo di quindici, sedici anni che sta vivendo la scoperta della sua identità in un periodo delicato, dovrebbe trovarsi nella condizione di subire una discriminazione a causa del suo orientamento sessuale e doverla, per giunta, incassare facendo finta di niente. Il consiglio che abbiamo dato, in questi casi, è quello di denunciare anche il più piccolo episodio di omofobia a scuola, di non sentirsi costretti a subirlo in silenzio, mandando giù offese gratuite. E’ necessario creare una rete tra amici, conoscenti e altri compagni affinché tutti si alzino in piedi e condividano una battaglia che non coinvolge solo i diretti interessati, ma chiunque non tolleri che vengano perpetrate delle discriminazioni. Se percepiamo episodi di razzismo o sessismo quando siamo per strada, difficilmente riusciamo a fare finta di niente o a non intervenire, se non direttamente, almeno in seguito, proponendo riflessioni e azioni concrete. Perché se avviene un episodio di omofobia, invece, si rimane in silenzio e si accetta l’ordine delle cose pensando che sia immutabile? Gli strumenti di denuncia ci sono, a partire proprio dalle associazioni presenti sul territorio che si battono per i diritti delle persone omosessuali e transgender. Ma anche a livello nazionale, finalmente, le cose si stanno muovendo. Lo stesso ministro dell’Istruzione Profumo si è espresso contro il bullismo a sfondo omofobo nelle scuole, diramando una circolare che invita tutte le scuole a celebrare il 17 maggio, la Giornata internazionale contro l’omofobia. E’ stato avviato anche un sito, smontailbullo.it, che ha aperto da poco una sezione relativa proprio al fenomeno specifico dell’omofobia. C’è un numero verde che si può chiamare per far sentire la propria voce: 800-669696. Per questo il nostro invito è quello di continuare ad organizzare dibattiti di questo tipo, che avvicinino le persone aprendo un confronto costruttivo. Perché non appena c’è conoscenza reciproca, il pregiudizio svanisce. E se qualche maschietto pensa ancora che avvicinarsi a un ragazzo gay significhi passare automaticamente per omosessuale, si ricordi che essere presi per gay non è un insulto e si può rispondere semplicemente affermando che non si è interessati ai ragazzi, senza condire il tutto con violenza fisica o verbale, sinonimo solo di tanta insicurezza della propria sessualità e affettività. E’ utile forse ricordare anche il grande significato che la parola frocio ricopre all’interno di una persona che si sta scoprendo omosessuale: in tutto il mondo, migliaia di ragazzi gay  tra i 14 e i 20 anni decidono di togliersi la vita perché questa parola pronunciata con tanta leggerezza e disprezzo non prende in considerazione un percorso talmente duro e doloroso che difficilmente è comprensibile da chi si limita a insultare senza stringere la mano ai suoi coetanei che, di diverso da loro, hanno semplicemente l’orientamento sessuale.

Quella di oggi è stata un’esperienza che ci ha ridato molta speranza. Ascoltare dei giovani così interessati a capire, approfondire e condividere è stato davvero coinvolgente, a dimostrazione del fatto che anche loro hanno molto da insegnarci: una naturalezza nei confronti di tutte le forme d’amore e di affetto e una propensione verso la riflessione invidiabile. Un grande ringraziamento quindi va a Gianluca e ai rappresentati d’istituto, che ci hanno invitato, al Preside, che nonostante le riserve iniziali non ha censurato l’incontro, e a tutti gli studenti che hanno partecipato e, in particolar modo, a quelli usciti allo scoperto in un ambiente spesso ostile. Grazie a voi per rendervi visibili, per non nascondervi, per vivere i vostri amori alla luce del sole e per rispondere con eleganza a chi non ha avuto la fortuna di crescere con un’educazione verso il rispetto delle differenze come voi.

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