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Quest’anno, come ormai da dodici anni a questa parte, il 20 novembre si celebra  in tutto il mondo il Transgender Day of Remembrance (T-DoR), giornata dedicata alla memoria di tutte le vittime dell’odio e della violenza transfobica.

Genova e Bergamo saranno simbolicamente unite nel celebrare questa giornata attraverso due eventi paralleli che si terranno in Piazza de Ferrari a Genova, ore 18.30, e a Bergamo in Piazza Vecchia (Città Alta) alle ore 18.00. Insieme leggeremo la lista delle persone transessuali uccise barbaramente durante l’anno 2010 e accenderemo delle candele per commemorarle, nella cornice della suggestiva Piazza Vecchia.

AGEDO, ArcilesbicaxxBergamo, Bergamo contro l’omofobia, Le Ninfe GenovaGaya e Milk Milano hanno deciso di unirsi  per affermare il diritto all’esistenza, alla vita e all’inserimento nella società delle persone trans e la necessità di informazione e interventi legislativi che contrastino la transfobia e la discriminazione.

Quante ragazze e ragazzi transessuali devono morire ancora prima che vi sentiate coinvolti?

 

Manifesto

Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la dodicesima Giornata della Memoria per le persone Trans (TDor) uccise a causa del pregiudizio e dell’odio nei loro confronti (la prima venne celebrata dopo l’assassinio di Rita Hester, a San Francisco, nel 1999).
La sera del 20 novembre, a Bergamo e Genova, come in tante altre città d’Europa e degli Stati Uniti, centinaia di candele e una pubblica lettura dei nomi delle vittime ricorderanno le vite spezzate di questi uomini e di queste donne, spesso uccise barbaramente. Un fenomeno non noto, ma che ci tocca da vicino.
Una persona transessuale è un individuo nato di sesso maschile o femminile che persistentemente sente di appartenere al sesso opposto a quello biologico e anagrafico. Esistono inoltre persone definite transgender che non sentono di appartenere completamente né al genere maschile né a quello femminile e vivono la loro dimensione senza definirsi nettamente in questo senso.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce questo stato di cose disforia di genere. La disforia di genere secondo l’autorità medico-scientifica non può trovare soluzione attraverso la terapia psichiatrica o psicologica, bensì attraverso un percorso di transizione fisica da un sesso all’altro, tramite la terapia ormonale e la chirurgia. Le donne transessuali sono persone nate maschi che transitano verso il sesso femminile e gli uomini transessuali sono persone nate femmine che transitano verso il sesso maschile. Questo percorso, non facile e lungo, viene riconosciuto anche nel nostro ordinamento giuridico in base alla (ormai arretrata) legge 164 del 1982. Questa legge permette alla persona transessuale (ma solo a transizione chirurgica completata) il cambiamento ufficiale del sesso anagrafico sui documenti: anche per lo Stato essa diviene uomo nel caso degli uomini transessuali o donna nel caso delle donne transessuali.
Essere trans non è quindi manifestazione di una perversione o di un vizio, non implica per forza di cose una vita dedita alla prostituzione, non impedisce a chi scelga di compiere o ha compiuto un percorso di transizione di contribuire attivamente al progresso e al bene della nostra società.
Le persone trans subiscono però forti discriminazioni in ambito lavorativo e sociale, e sono vittime di violenti pregiudizi e stigmi, oltre che per ignoranza anche per l’inadeguatezza delle attuali norme sul cosiddetto “cambiamento di sesso” e per l’assenza di leggi che difendano dalla transfobia. Tutto ciò rende difficile l’inserimento lavorativo o il proseguimento anche delle più elementari carriere professionali; spesso le famiglie ripudiano le figlie e i figli transessuali; i costi della transizione sono elevati e solo in parte coperti dal servizio sanitario nazionale. Purtroppo, in tutto questo diventa evidente una spinta della società stessa affinché la persona transessuale si ritrovi ai margini e sia spesso costretta alla prostituzione per sopravvivere.
La giornata del 20 novembre ricorda la strage gratuita degli uomini e delle donne trans anche nel nostro paese, e ricorda queste persone con il loro vero nome, cioé non quello scritto all’anagrafe sul documento di nascita, bensì quello che esse hanno deciso rappresenti il loro genere di elezione, ciò che sono nel proprio animo.
La giornata del 20 novembre chiede di riflettere su quanto sarebbe semplice abbattere quelle barriere di pregiudizio che non solo portano alla morte per assassinio delle persone transessuali, ma impedisce spesso loro una vita serena e un pieno inserimento sociale: basterebbero una legge che difenda dalla transfobia, la possibilità di cambiare il sesso anagrafico sui documenti all’inizio del percorso di transizione (e non alla fine e solo se compiuta una invasiva e obbligatoria operazione) e l’applicazione di strumenti educativi e informativi sul tema rivolti alla cittadinanza.
La giornata ricorda, al freddo di una sera di Novembre, con delle candele, i nomi di cittadini e cittadine che avrebbero potuto renderci partecipi della bellezza delle loro vite se il pregiudizio e l’odio non avessero impedito loro di vivere se stessi/e.

AGEDO

ArcilesbicaxxBergamo
Bergamo contro l’omofobia
Le Ninfe GenovaGaya
Milk Milano

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Commenti su: "Transgender Day of Remembrance" (1)

  1. […] Con l’avvicinarsi del Transgender Day of Remembrance, giornata dedicata al ricordo delle vittime della transfobia che Bergamo contro l’omofobia celebrerà con AGEDO, ArcilesbicaxxBergamo, Le Ninfe GenovaGaya e il Milk Milano, l’evento si profila molto interessante ed istruttivo, nonchè affine ai temi che porteremo in piazza il 20 novembre. […]

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