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Cosa significa essere afroamericani e omosessuali? Moonlight affronta per la prima volta il tema dell’omosessualità maschile all’interno della comunità afroamericana e lo fa attraverso uno stile registico che di hollywoodiano ha davvero poco, nonostante la vittoria dell’Oscar come miglior film sia la risposta perfetta al razzismo e all’omofobia dell’America trumpiana, uno schiaffo in piena faccia al mito del WASP, l’uomo bianco statunitense eterosessuale.

Il film si costruisce al pari di un romanzo di formazione e suddivide la vita del protagonista in tre fasi salienti: la sua infanzia difficile, l’adolescenza ancor più complessa e la vita adulta.

Little, un bambino timido e riservato che subisce bullismo dai suoi coetanei, viene preso sotto l’ala protettrice di Juan, spacciatore del luogo. E’ grazie a lui che Little imparerà che “a un certo punto della tua vita devi decidere chi vuoi essere e non lasciare che sia qualcun altro a decidere per te.” Eppure il processo sarà lungo, perché la comunità non accetta l’omosessualità di Little, incapace di adattarsi a un sistema di valori che richiede al maschio nero di essere virile, forte e, ovviamente, eterosessuale. Little chiede al suo mentore cosa significa la parola “faggot” e se lui è un “faggot”, un “frocio”. E se all’interno della comunità tutti si chiamano “nigga” – negro – fra loro, sottolineando la riappropriazione politica del linguaggio discriminatorio e dispregiativo dei bianchi, non succede la stessa cosa con il termine “faggot”, che viene ridimensionato dal mentore di Little a un più politicamente corretto “gay”. Ma a prescindere dal valore politico di riappropriazione della scelta lessicale, quello che emerge da questo confronto è quanto il linguaggio incida profondamente su di noi, che ne assorbiamo il peso e dobbiamo fare i conti con lo stigma sociale che ci segnerà per sempre. La potenza e l’importanza che assume il linguaggio emerge anche grazie all’ampio uso dello slang da parte del regista Barry Jankins, che lascia che le parole scorrano senza filtri. Infine, non è un caso che i capitoli del film siano scanditi proprio dal linguaggio, più precisamente dal nome e dai soprannomi che caratterizzano Little durante il passaggio da un’età all’altra, da una fase di vita all’altra.

Si apre così il secondo capitolo, in cui Little diventa Chiron, il suo nome di battesimo. Egli ora è un adolescente e in quanto tale si deve scontrare e confrontare con la sua sessualità, all’interno di un ambiente sempre più ostile e violento che non gli lascia tregua. E in un contesto del genere il saluto cameratesco che si trasforma in una carezza esitante e sospesa non può che diventare un gesto profondamente rivoluzionario, nonché una delle scene più belle del film.

Il terzo e ultimo capitolo è intitolato Black, in cui Chiron assume l’identità del soprannome datogli la suo primo e unico amore una notte d’estate al chiaro di luna. Diventato ormai adulto, Black dovrà fare i conti con se stesso.

Moonlight è, in sintesi, una pellicola molto casta e delicata, in cui sono gli sguardi insistenti e sospesi a veicolare una implicita carica profondamente trasgressiva – sia nei confronti delle regole del cinema hollywoodiano, sia nei confronti della società violenta e omofoba all’interno della quale si muovo spaventati i personaggi. La peculiarità di questo film è che è in grado di rappresentare un maschile diverso dal solito, un maschile fatto di abbracci, carezze, scambi di sguardi. Gli uomini di Moonlight sanno essere maschi fragili, impauriti, confusi, soli, scardinando gli stereotipi di una comunità che li vorrebbe indistruttibili, virili, macisti e incapaci di interrogarsi sulla molteplicità stessa del maschile. “Ma tu piangi?” è la domanda imbarazzata che Chiron e Kevin si scambiano sulla spiaggia. E nessuno dei due è in grado di dare una risposta sincera.

Questo film lascia infine una nota amara in bocca, che ci aiuta a capire quanto sia importante riuscire a prendere in mano la nostra vita il prima possibile, senza lasciare che il peso dello stigma sociale ci trascini nell’abisso dell’infelicità, in attesa di un riscatto tardivo che, comunque, non ci ripagherà di tutti gli anni persi a non essere noi stessi/e e a interpretare il ruolo che altri hanno scelto per noi. Ed è per questo che le parole del mentore Juan devono sempre riecheggiare rumorose: “a un certo punto della tua vita devi decidere chi vuoi essere. Non lasciare che sia qualcun altro a decidere per te.”

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Nel nostro piccolo siamo orgoglios@ di collaborare attivamente alla realizzazione del festival a tema LGBTQI Orlando, dall’anno della sua fondazione ad oggi, perché crediamo fermamente nella potenza culturale rivoluzionaria di questo festival.

Oltre al contributo del Gruppo scuola di Bergamo contro l’omofobia all’interno del percorso dedicato agli istituti scolastici superiori, Essere (se stessi) o non essere, grazie al quale abbiamo incontrato e incontreremo migliaia di studenti per confrontarci con loro su temi legati alla discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere, quest’anno collaboreremo con Orlando anche attraverso una video contest.

In occasione della quarta edizione di Orlando – identità, relazioni, possibilità che si terrà dal 14 al 21 maggio 2017 presso l’Auditorium Piazza Libertà, Laboratorio 80 e Bergamo Contro l’Omofobia promuovono un contest per la realizzazione di un breve video: 60 secondi per mostrarci una relazione (im)possibile, un punto di vista personale che dia corpo, luce, movimento, parola a un’idea, un vissuto, un desiderio legato al tema portante di questa quarta edizione: le relazioni.

Link al regolamento completo e al modulo elettronico di iscrizione 

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Bergamo contro l’omofobia sta entrando nel suo ottavo anno di attività. E ha bisogno di voi.
Se questa associazione esiste dal 2009 è grazie a tutti i volontari e a tutte le volontarie che hanno reso possibile la sua crescita nel corso degli anni, a chi ci ha regalato il proprio tempo e le proprie competenze con lo scopo di migliorare la città, di renderla un posto un po’ più accogliente per tutti/e.
Ed è anche grazie alla costante autocritica e capacità di metterci in discussione che siamo riusciti/e a fare tutto ciò che abbiamo fatto e continuiamo a fare, ma adesso è giunto il momento che sia la città a dirci quali strade imboccare e quali percorsi seguire, consci/e del fatto che il nostro lavoro non si è esaurito con l’approvazione delle unioni civili ma che tanti passi, ancora, sono in attesa di essere fatti.
La nuova presidenza e il nuovo direttivo sono solo due dei tanti cambiamenti messi in atto dall’associazione, che ha deciso di aprirsi alle idee e alle esigenze di chiunque abbia qualcosa da dirle, dando vita a un percorso tematico che entra nel merito della storia dell’associazione e delle azioni messe in campo dal 2009 a oggi e lascia uno spazio vuoto e interattivo ai cittadini e alle cittadine di Bergamo affinché lo riempiano di contenuti e suggestioni.
Ma ai cittadini e alle cittadine di Bergamo, a prescindere dal loro orientamento sessuale, identità di genere o etnia, chiediamo anche qualcosa.
Vi chiediamo di essere partecipi del cambiamento che desiderate vedere e regalare ai vostri amici e alle vostre famiglie, di mettere a disposizione quel che potete offrire e di abbracciare la responsabilità di essere soggetti attivi in grado di trasformare criticità in punti di forza, senza più delegare a terzi impegno e voglia di fare.
In tutti questi anni non vi abbiamo mai lasciati/e soli/e. Ora vi chiediamo di non lasciare soli/e noi.
Siamo qui. E vogliamo che siate qui anche voi, proprio accanto a noi.

Monica Cirinnà, la senatrice prima firmataria della legge sulle Unioni Civili, è stata ospite a Stezzano su invito dei Giovani Democratici per festeggiare la vittoria del ricorso al TAR di Rete Lenford relativo alla relegazione dell’unione civile di una coppia gay in un ufficio dismesso del Comune di Stezzano (fondamentalmente uno sgabuzzino). Noi ringraziamo Monica Cirinnà per il risultato ottenuto e la dura battaglia che ha dovuto sostenere contro la peggior omofobia istituzionalizzata che il nostro paese abbia mai conosciuto – ricorderemo tutt@ le eletrizzanti esternazioni di gente come Giovanardi e di mezzo Parlamento italiano… Ma ci sentiamo in dovere di scrivere due righe in merito alla situazione attuale dei diritti civili in Italia, perché abbiamo la sensazione che molti/e, troppi/e, non si rendano conto di tutto il lavoro che ancora c’è da fare.
La legge Cirinnà è stata ripetutamente oggetto di mostruosi tagli e modifiche, frutto di compromessi al ribasso in cerca delle larghe intese che si sono ripercossi unicamente sulla dignità delle persone lesbiche, gay e transgender e sui loro bambini. Il violento stralcio della stepchild adoption – l’unico articolo, seppur imperfetto, che avrebbe potuto garantire minimi diritti ai minori nati e/o cresciuti all’interno di una coppia omosessuale – ha lasciato senza diritti centinaia di migliaia di minorenni.
Vogliamo poi parlare della legge contro l’omo-transfobia? Dopo la bocciatura del maldestro testo di Scalfarotto, l’aggravante per reati e discorsi d’odio non è stata estesa a tutela delle persone LGBTQI, che da anni attendono uno strumento giuridico valido per tutelarsi da bullismo, mobbing sul lavoro e violenza psicologica e fisica motivati da orientamento sessuale e identità di genere. Marcello e Michele, i due ragazzi picchiati a sangue fuori da una nota discoteca gay milanese qualche giorno fa, sono solo le ultime vittime della totale assenza di tutele giuridiche per chi ha commesso il terribile peccato di nascere omosessuale, trans o intersessuale vivendo serenamente e alla luce del sole la propria vita.
E se alle associazioni LGBT nazionali che dopo l’approvazione delle unioni civili sono andate a sposarsi unirsi civilmente sparendo dalla scena sta bene così, per noi questo non è sufficiente. Le nostre sorelle e i nostri fratelli trans vengono ancora quotidianamente umiliate e umiliati da una legge, quella della rettifica anagrafica, vergognosa e indegna, che all’alba del 2017 considera ancora la disforia di genere una patologia e che obbliga le persone transgender all’operazione di ri-attribuzione del sesso biologico per poter ottenere la rettifica del nome anagrafico.
Per non citare poi le mutilazioni genitali che sono costrette a subire le persone intersessuali, il cui sesso biologico viene arbitrariamente scelto da terzi alla loro nascita, senza tenere conto della reale identità di genere del bambino/a. Una legge che viola i diritti umani e che chiaramente va cambiata, ma la cui modifica a quanto pare non sembra nemmeno essere lontanamente contemplata.
Si “unisca civilmente” (e guai a chiamarlo matrimonio!) chi vuole unirsi civilmente, e continui a lottare per la piena uguaglianza chi non è soddisfatto di una legge a metà, frutto di compromessi sulla dignità delle persone e dei loro figli. La Cirinnà non è l’obiettivo, né la conclusione. E’ solo un piccolo passo. Abbiamo appena cominciato!

Rainbow Silent Disco!

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Con l’approvazione delle unioni civili la comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender ha ottenuto una vittoria, seppur parziale, che finalmente ne riconosce la dignità di fronte alla legge. Nonostante gli obiettivi da raggiungere siano ancora tanti – in primis l’approvazione di una legge contro l’omo-transfobia e quella a tutela delle persone intersessuali, la tutela dei figli nati in coppie LGT e la modifica alla legge per la riassegnazione del sesso biologico – il primo passo è stato fatto.
Per questo oggi siamo in piazza a ballare e vi invitiamo a unirvi a noi!
Celebriamo insieme la libertà, i diritti e l’uguaglianza, alla faccia di chi ci vorrebbe morte, di chi ha combattuto con tutte le sue forze per privarci del sacrosanto diritto alla felicità: le stesse persone che ora si trovano a pochi metri da noi, la stessa manciata di persone che, imperterrite, continuano a sfidare il progresso verso la piena parità con il loro disperato messaggio di odio.
Oggi abbiamo scelto di rispettare la loro sconfitta facendo nostro lo strumento del silenzio, senza però rinunciare a divertirci, a ballare e a stare in movimento, perché questo è ciò che appartiene alle persone vive, che hanno qualcosa da dire e qualcosa per cui continuare a lottare.
Perciò che aspettate? Mettete le cuffie, preparate gli scaldamuscoli e sintonizzatevi sulla nostra playlist: la silent disco più queer di Bergamo invaderà piazza Pontida!

COSA PORTARE
– Un paio di cuffie
– Uno smartphone
– Tanti colori

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COMUNICATO

A sole un paio di settimane dagli atti vandalici subiti dai graffiti contro l’omo-transfobia realizzati in via Corridoni, ci troviamo nuovamente a dover denunciare un increscioso e intollerabile episodio di violenza – questa volta anche fisica – dal sapore squadrista compiuto ai danni di Fabio e Almir, gestori del Macondo Biblio Cafè di via Moroni a Bergamo.

Sorpresi al buio nel civico adiacente al locale in via Moroni per riattivare la corrente elettrica saltata all’interno del bar, Fabio e Almir sono stati ripetutamente percossi con oggetti contundenti al volto e al corpo da due uomini – già identificati e denunciati alle forze dell’ordine – al grido “terrone di merda, boliviano di merda, locale di froci e di negri di merda”.

In cerca di un luogo aperto in cui fare le nostre riunioni associative, abbiamo trovato in Macondo una seconda casa, un posto accogliente e ricco di cultura dove ci siamo sentiti subito accolti e in famiglia. Pertanto non possiamo esimerci dal condannare duramente questa violenza carica di odio e livore razzista e omofobo.

Macondo è un luogo di pace e condivisione, che opera nel pieno rispetto del vicinato e della città, unico nel suo genere in quanto combina la passione letteraria con quella della convivialità, costituendosi come uno dei pochi luoghi di Bergamo – se non addirittura l’unico – aperti a qualsiasi tipo di pubblico e iniziativa culturale, musicale e sociale.

Certi che proprietario, gestori e clientela non si faranno intimidire da questo triste e vile episodio, vi invitiamo a rendere Macondo sempre più vivo e frequentato, ad arricchirlo sempre più di differenze e dialogo, di cultura e di movimento, di risate e di gioia, di dibattiti e di eventi di ogni tipo, alla faccia di chi attraverso aggressioni di stampo neofascista pensa di incutere paura o di arrestare la sensibilizzazione culturale che Macondo opera nel contesto bergamasco dal suo primo giorno di apertura.

Ricordiamo infine al quotidiano locale che si è occupato della diffusione della notizia che omettere volutamente lo stampo ANCHE omofobo dell’aggressione – che riecheggia nelle parole di Fabio – non fa altro che fare lo sporco e squallido gioco di chi ha urlato “locale di froci di merda” al titolare. Questa omertà complice non fa di certo onore all’onestà intellettuale di chi dovrebbe informare in modo limpido i cittadini. E un flebile accenno generico a chiusura dell’articolo non giustitifca in alcun modo una tale scelta giornalistica.

Riportiamo di seguito la testimonianza dell’aggressione ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza a tutto lo staff di Macondo.

Car* amic* di Macondo biblio cafè, essendo ormai trascorsi alcuni giorni, voglio raccontarvi quanto avvenuto…

L’episodio accaduto a me e allo staff di Macondo è vile e assurdo.

Non mi riferisco a nessuna sigla politica in particolare, né a Bergamo e ai bergamaschi, in generale, alla cui accogliente comunità questo brutto episodio arreca disonore.

Si tratta di un caso di esecrabile razzismo perpetrato da singole persone.

Alle ore XXXX del giorno XXX maggio 2016, veniva a mancare l’energia elettrica del locale “Macondo” sito in via Moroni 16. Dopo aver controllato che i differenziali elettrici presenti all’interno del locale stesso fossero in posizione di apertura, prendo le chiavi del civico 14 sempre in via Moroni dove è presente il contatore dell’energia elettrica, per riattivare il tutto.

Nel fare questo, essendo il civico molto buio e con un timer della luce di breve durata, chiedo al mio dipendente Almir San Martin di accompagnarmi per far luce con la torcia del suo cellulare. Mi reco con il signor San Martin all’interno del civico 14: qui trovo la porta di chiusura del mio vano contatore forzata e non il differenziale ma la levetta del contatore centrale in posizione di chiusura.

Pertanto alzo la levetta per ripristinare l’energia elettrica all’interno del locale e chiudo quel che resta dello sportello del vano contatore.
In quel preciso istante si avventano verso di me e contro il signor San Martin due persone con un cane.

Ad un prima aggressione verbale ad alta voce, riferibile anche da numerosi passanti in strada che hanno depositato testimonianza, è seguita un’ aggressione di tipo razziale: sono riportabili e bene impresse le seguenti espressioni tutte pronunciate ad alta voce : “ terrone di merda, boliviano di merda, locale di froci e di negri di merda” .
Segue una seconda aggressione con percosse ed oggetti contundenti ai nostri danni.

Come da referto ospedaliero, sono stato colpito al naso da un forte colpo con delle conseguenti abrasioni e rottura del setto nasale dal più giovane dei due aggressori. Tale signore brandiva un oggetto contundente con il quale mi ha sferrato il colpo sul naso. Il colpo è precisamente refertato dal ps. dell’ospedale Giovanni XXIII. Successivamente, i due aggrediscono il signor San Martin con un passeggino per bambini e con colpi al volto ed ad una gamba. Il tutto con una durata di 2 o 3 minuti.

Nel frattempo attirato dalle urla dei passanti all’esterno del palazzo un inquilino del civico 14 apre il portone via citofono e riusciamo ad uscire fuori io ed il signor San Martin.

All’esterno i due continuano ad inveire e minacciare me ed al signor San Martin, fino all’arrivo della Polizia e dell’Ambulanza chiamate da altri dipendenti di Macondo, il tutto con ampia prova testimoniale di più persone.

Infine uno dei due aggressori ha cercato di aggredire il sig San Martin perfino nell’atrio delle ambulanze del pronto soccorso dell’ospedale Giovanni XIII…

Siamo disgustati e amareggiati, perché noi di Macondo facciamo eventi pacifici e culturali, che escludono nel modo più assoluto ogni forma di violenza, razzismo e omofobia.

La legge farà il suo corso.

Sicuri del vostro affetto, vi invitiamo a supportarci e sostenerci come avete sempre fatto.

Con affetto: Fabio Iavarone e tutto lo Staff di @Macondo biblio cafè.

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La terza edizione di Orlando – identità / relazioni / possibilità,  il festival LGBTQ bergamasco organizzato da Lab80 in collaborazione con le associazioni locali, è alle porte.
Da venerdì 13 a martedì 17 maggio (Giornata internazionale contro l’omo-transfobia) il pubblico avrà la possibilità di assistere a film in anteprima (La belle saison, Gesù è morto per i peccati degli altri, Elephant Song, The Chambermaid Lynn, Gayby Baby, Irrawady mon amour) e cult (Comizi d’amore di Pasolini, Beginners di Mills, The Naked Civil Servant di Gold) spettacoli teatrali e di danza e a eventi culturali di ogni tipo, che spazieranno dalle letture dedicate ai bambini (Leggere senza stereotipi: piccolo uovo e altre storie) alle performance di strada dell’artista Silvia Gribaudi.

L’offerta di Orlando è talmente vasta da adattarsi a ogni tipo di pubblico e ha il pregio di decostruire con intelligenza, grazia e ironia gli stereotipi che gravitano intorno al mondo LGBTQ, permettendoci di sperimentare uno sguardo più acuto, attento e critico su queste tematiche.

Il tema centrale di questa edizione sarà il corpo, strumento a disposizione dell’individuo ma anche soggetto carico di identità, in grado di muoversi liberamente nello spazio e nel tempo, come ci insegna Virginia Woolf nel suo Orlando, da cui il festival stesso prende il nome.

Particolare attenzione sarà dedicata quest’anno ai ragazzi e alle ragazze delle scuole di Bergamo: circa 750 studenti incontreranno infatti l’associazione Bergamo contro l’omofobia e il centro Isadora Duncan per intrattenere un dibattito sul senso dei concetti di maggioranza, minoranza e condivisione, partendo dallo stimolo visivo del film Pride. 

Orlando sarà anche l’occasione per presentare in anteprima alcuni estratti dei laboratori teatrali “Figli maschi” e “Figlie femmine”, condotti da Lucio Guarinoni: la performance E’/non è, frutto della riflessionesulle molteplici sfumature del maschile e del femminile, coinvolgerà infatti ragazzi e ragazze di 13 anni che si interrogheranno su questi grandi temi, per la prima volta di fronte a un pubblico.

Non ci resta che ricordarvi che presentando la tessera di Bergamo contro l’omofobia avrete diritto alla riduzione del biglietto di ingresso.
Buona visione e buon Orlando a tutti/e!

info, programmazione e prezzi di ingresso: http://lab80.it/orlando

Un grazie speciale, carico di stima e orgoglio, a Mauro.

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